COPERTINO (Lecce) – In quarantadue davanti al gup nell’inchiesta scaturita dall’operazione “Pozzino” con cui i carabinieri della Tenenza di Copertino e della Compagnia di Gallipoli smantellarono nel febbraio del 2016 un presunto giro di estorsioni con i furti d’auto, di droga e armi. L’udienza preliminare è fissata per il 9 maggio davanti al gup Antonia Martalò. Le indagini dei carabinieri sono state avviate nel 2011 e sono durate un anno. A mettere in moto gli accertamenti il furto di un Fiat Doblò per la cui restituzione erano stati pretesi tremila euro.

Da lì gli investigatori hanno ricostruito i fili dell’indagine e una serie di cavalli di ritorno. Estorsioni compiute, secondo le indagini, ai danni delle vittime dei furti perché potessero ritornare in possesso di ciò che era stato loro rubato: autovetture, trattori e mezzi agricoli, ma anche decespugliatori, trapani ed anfore ornamentali. Ogni merce trafugata aveva un proprio “prezzario”. Gli investigatori avrebbero documentato almeno trentacinque episodi, in diversi comuni del Salento, tra Copertino, Carmiano, Lecce e San Pietro in Lama.

In 6 vennero arrestati mentre 36 furono le persone indagate a piede libero. Di seguito l’elenco completo degli imputati che ora rischiano il processo: Roberto Nisi, di 63 anni, di Lecce, detenuto nel carcere di Altamura; Antonio Vadacca, di 43, detto “Antonio Ca Ca”, Marco Caramuscio, di 32, di Monteroni; Andrea Mancarella, 47, di San Cesario; Biagio Pagano, 32enne di Copertino e Luigi Tarantini, 66enne di San Pietro in Lama, tutti già noti alle forze dell’ordine. E poi gli indagati a piede libero: Albino Barba, 61, di Monteroni; Francesco Paolo Elio Buttazzo, 25, di Lequile; Marco Capone, detto “Drapò”, 24, di Lequile; Antonio Cenci, 51, di Squinzano; Marco Centonze, 29, di Squinzano; Maurizio Contaldo, 54, di Lecce; Pier Gianluca Coppola, 33, di Lecce; Daniele D’Adamo, alias “Pigmeo”, 33, di Copertino; Antonio De Carlo, alias “Tonio Cauru”, 40, di San Pietro in Lama; Osvaldo Erpete, 60, di Arnesano; Santo Erpete, detto “Santino”, 65, di Lecce; Severino Francioso, 30, di Squinzano; Matteo Gonni, 45, di San Pietro in Lama; Leandro Greco, 36, di Surbo; Luigi William Iaconisi, 38, di Bagnolo del Salento; Mirko Vincenzo Ingrosso, 27, di San Cesario; Gianluca Levante, detto “Gigio”, 34, di Squinzano; Andrea Mancarella, 32, di Lequile; Marcello Mancarella, 49, di San Cesario; Massimiliano Mancarella, detto “Massimo”, alias “Scampione”, 42, di Cavallino.

E poi ancora: Vito Rocco Mancarella, 47, di San Cesario; Patrizio Margilio, detto “zio”, 34, di Squinzano; Andrea Martina, alias “Pacciani”, 33, di Copertino; Aldo Montinari, 72, di Lecce; Raffaele Padula, detto “Marvoi”, 33, di Squinzano; Marcello Paglialunga, 45, di Leverano; Simone Palaia, 33, di Squinzano; Cosimo Emiliano Palma, 31, di Squinzano; Mattia Panico, detto “Pagliaccio”, 24, di San Pietro in Lama; Dario Rizzo, 38, di Monteroni; Sergio Rizzo, 56, di Monteroni; Francesco Gregorio Sambati, 37, di Monteroni;Umberto Savoia, 39, di Squinzano; Mirko Sederino, detto “Parsifal”, 24, di Lequile.

Gli indagati sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Angelo Vetrugno, Ivan Feola, Paolo Cantelmo, Ladislao Massari, Antonio Savoia, Francesco Spagnolo, Roberta Capodieci, Anna Inguscio, Giuseppe Bonsegna, Alberto Corvaglia, Sandro Matino, Andrea Sambati, Andrea Capone, Maurizio Spedicato, Stefano Pati, Dimitri Conte, Vito Quarta, Arcangelo Corvaglia, Massimo Bellini, Francesco Ciccarese e Federica Conte.

Nella prima stesura erano stati erroneamente pubblicati i nomi di Stefano Fiorita e Giampiero Sanghez la cui posizione è stata stralciata. Ce ne scusiamo con i diretti interessati. Nello specifico pubblichiamo una nota dell’avvocato Cosimo Rampino, legale di Giampiero Sanghez. Il Signor Sanghez, titolare di una falegnameria conosciuta e apprezzata all’interno della comunità di Trepuzzi, è rimasto coinvolto, suo malgrado, nell’indagine in questione ma è poi riuscito a dimostrare, attraverso idonea attività difensiva, la propria estraneità ai fatti: di conseguenza il pm procedente, Dr Antonio De Donno, ha proceduto allo stralcio della sua posizione, cui seguirà la richiesta di archiviazione. Si comprende bene, pertanto, come l’erroneo inserimento del nome del mio assistito fra gli imputati di cui s’è chiesto il rinvio a giudizio, possa arrecare nocumento alla sua immagine personale e alla sua attività lavorativa.

F.Oli.

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