LECCE – Nel primo mese dell’anno, in provincia di Lecce sono state autorizzate 56.450 ore di cassa integrazione con una flessione del 68,2% rispetto a dicembre 2016 (177.308). I dati Inps, elaborati nel 1° Rapporto 2017 della Uil – Servizio Politiche del Lavoro – evidenziano una caduta delle ore richieste dalle aziende salentine in tutte le gestioni, con l’unica eccezione della cassa integrazione ordinaria che aumenta dello 0,5%.

Flessioni altrettanto importanti si sono registrate anche nelle altre province pugliesi: Brindisi (-78,5%), Foggia (-73,9%), Taranto (-9,7%). In controtendenza solo la provincia di Bari, dove le richieste di cassa integrazione aumentano del +75,9%. Anche a livello nazionale, si registra una diminuzione pari al -19%.

Nel solo mese di gennaio, l’ammortizzatore sociale ha salvaguardato oltre 20mila posti di lavoro in Puglia, di cui circa 4mila nella provincia di Lecce.

“Non ci sorprendono affatto gli ultimi dati sulla cassa integrazione”, commenta il segretario generale della Uil di Lecce, Salvatore Giannetto. “Registriamo una riduzione di ore richieste che continuiamo a ritenere trovi la sua prima motivazione, purtroppo, nelle novità fortemente restrittive e costose contenute nelle ultime riforme sugli ammortizzatori sociali più che su una ripresa dell’apparato economico e produttivo”. Secondo la Uil, inoltre, il quadro tracciato dall’Inps è parziale. “Questi dati – spiega infatti Giannetto – risultano mancanti delle ore richieste al Fis, il Fondo integrazione salariale che, in qualità di sostituto della cassa integrazione in deroga è ormai operativo da 1 anno per le aziende con più di 6 dipendenti. Per questo crediamo che sia necessario conoscere, nel rispetto della trasparenza, quante ore di integrazione salariale sono state richieste e quanti i lavoratori interessati. Sono dati ad oggi non diffusi dall’Inps e la cui conoscenza permetterebbe di avere un quadro più esaustivo degli ammortizzatori sociali e, soprattutto, della situazione del nostro tessuto produttivo ed occupazionale”.

Accanto a questo aspetto, fa notare il segretario della Uil di Lecce, “non va sottovalutato, sotto il profilo occupazionale, l’impatto dell’aumento del costo della cig straordinaria e dell’abolizione dell’indennità di mobilità in caso di licenziamenti collettivi, che dal 1° gennaio di quest’anno, è stata sostituita con la Naspi; il vecchio contributo versato per l’indennità di mobilità, da questo mese non dovrà essere più versato dalle aziende che, in caso di licenziamento, saranno tenute a corrispondere all’Inps il ticket licenziamento, un balzello molto meno “caro” per l’azienda”.  Pertanto, conclude Giannetto, “la nostra preoccupazione è che il minor costo del licenziamento e l’aumento del costo della cigs, potrebbe rischiare di produrre un ulteriore aumento della disoccupazione in particolar modo sul nostro territorio, già vessato dalle numerose vertenze in atto”.