Gi investigatori, coordinati dal colonnello Francesco Mazzotta, nel corso della perquisizione nello studio dell’avvocato D’agata

LECCE – Quattro indagati nell’inchiesta sulla presunta truffa ai danni di una donna senegalese. Il sostituto procuratore Massimiliano Carducci ha chiuso le indagini a distanza di quattro mesi dall’arresto dei principali artefici del raggiro così come ipotizzato dagli inquirenti: Francesco D’Agata, 38enne di Lecce, conosciuto per essere il referente dello Sportello dei diritti ed ex coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori e un collaboratore Graziano Garrisi, di 37, residente a Cavallino. L’avviso è stato notificato anche ad altri due avvocati: Nicola Manno, 73, di Surbo e Fabio Varallo, 39, di Lecce. Gli indagati rispondono, a vario titolo, delle accuse di patrocinio infedele, truffa, autoriciclaggio e falso in atto pubblico, tutti reati aggravati, indebita utilizzazione di carta prepagata e ricettazione. Lo sviluppo delle indagini, condotte dai militari del Nucleo di polizia giudiziaria della Guardia di finanza di Lecce, diretti dal colonnello Francesco Mazzotta, non ha fatto emergere altri episodi di truffa o il coinvolgimento di nuovi soggetti.

L’indagine si è cristallizzata sui casi già contenuti nell’ordinanza a firma del gip Cinzia Vergine. L’intera vicenda ruota attorno ad un risarcimento di 630mila euro liquidato dall’Assicurazione Allianz in favore della cliente, vittima di un grave incidente stradale. Nei confronti della donna il Tribunale di Trieste (competente per i casi riguardanti il Fondo vittime della strada) aveva disposto un risarcimento di 636mila euro. D’Agata, però, avrebbe raccontato alla cliente che la somma stabilita ammontava a circa 300mila euro (di cui avrebbe percepito poco più della metà, circa 160mila euro). Avrebbe anche presentato una falsa sentenza e trattenuto il denaro restante, transitato su un conto aperto a nome della donna straniera ma gestito di fatto dallo stesso avvocato.

In questa cornice investigativa si inserisce la figura di Garrisi. Il professionista, difeso dagli avvocati Giancarlo Dei Lazzaretti e Alberto Russi, avrebbe effettuato prelievi con la carta bancomat consegnata direttamente dalla cliente per complessivi 15mila euro. In una sola circostanza chi avrebbe prelevato si sarebbe coperto i lineamenti del volto, episodio sul quale Garrisi ha sempre negato di essere il responsabile. Proprio nelle scorse ore il Riesame aveva revocato la misura del domiciliari di Garrisi dove si trova invece confinato D’agata in attesa della discussione del ricorso degli avvocati Luigi e Roberto Rella in Cassazione contro il provvedimento del Tribunale per la Libertà che ha disposto il ritorno in carcere del professionista sospeso dall’attività forense per un anno. Varallo e Manno, difesi dagli avvocati Italo Foggetti e Sergio Bonatesta, rispondono di truffa aggravata e patrocinio infedele aggravato in concorso con D’agata.

Secondo le indagini, D’agata e Varallo avrebbero consigliato una cliente di presentare ricorso in Cassazione contro una sentenza sfavorevole tramite l’avvocato Manno (in realtà mai depositato) perchè non erano abilitati al patrocinio in Cassazione. Un impegno comunque pagato. La donna avrebbe infatti versato 4mila euro come acconto per il ricorso: 1250 euro trattenuti da D’agata; 250 euro versati a Varallo dallo stesso D’agata per lo studio della pratica; 2mila e 500 euro versati sul conto corrente di Manno).

F.Oli.

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