LECCE – Cuore, fegato e reni di una donna 53enne donati per offrire un’altra possibilità di vita. Stamattina presto, dopo una lunga notte in sala operatoria, la macchina della donazione del “Vito Fazzi” ha portato a termine il suo secondo prelievo multiorgano – terzo nella ASL Lecce –  dall’inizio dell’anno e, più precisamente, negli ultimi sette giorni.

I familiari della donatrice salentina, una donna deceduta a causa di una gravissima emorragia conseguenza di un aneurisma cerebrale, hanno acconsentito ad avviare la delicata procedura. Che parte con un consapevole “sì” e, dopo una serie di passaggi formali e clinici per valutare l’idoneità di tessuti e organi, mette in gioco capacità e competenze importanti. In questo caso la direzione sanitaria del “Fazzi”, diretta dal dott. Giampiero Frassanito, ha fatto fronte alla complessità dell’intervento coinvolgendo medici, infermieri e tecnici di diverse équipe medico-chirurgiche. Dal Laboratorio Analisi alla Logistica, passando per la Rianimazione – il fulcro dell’attività di donazione e prelievo – e potendo poi contare sul personale dei reparti di Urologia, Neurologia, Anatomia Patologica e Chirurgia generale, che ha lavorato fianco a fianco con i colleghi arrivati dall’Ospedale “Le Molinette” di Torino e dal Policlinico di Bari. A Torino e Bari, infatti, sono destinati gli organi prelevati a Lecce, punto di partenza di una grande catena di solidarietà e anche di efficienza.

Dietro ogni gesto di generosità che proviene dalle famiglie, dietro ogni singola donazione, c’è la professionalità dei “camici bianchi” e l’organizzazione delle strutture ospedaliere, capaci di lavorare in team grazie all’integrazione di uomini e risorse: professionisti di ospedali diversi concentrati sullo stesso prezioso obiettivo. Com’è successo soltanto 24 ore prima a Casarano, dove oltre all’impegno del personale del “Ferrari”, il lavoro di squadra si è arricchito dell’aiuto concreto dei medici dell’Urologia del “Fazzi”, per il prelievo dei reni, e sulla collaborazione del personale di Anatomia Patologica del “Fazzi” per la lettura della biopsia effettuata durante il prelievo.

Esempi di buona Sanità e di senso civico, che vanno sostenuti anche con un capillare lavoro di diffusione della cultura della donazione: «Alla base di tutto – dice il dott. Filippo De Rosa, coordinatore locale per il prelievo e trapianto del “Vito Fazzi” – c’è l’aspetto relazionale nei confronti dei parenti dei pazienti ricoverati. Quella delle donazioni è un’attività difficile, lunga e faticosa, perché possiamo avere le migliori professionalità tecniche a disposizione, ma senza la componente umana, la capacità relazionale, l’empatia e il rapporto di fiducia che si riesce ad instaurare con le persone, i familiari, il nostro percorso sarebbe vanificato e non potremmo esprimere loro tutta la nostra gratitudine».

Un “processo” che in Puglia, in questo breve scorcio del 2017, contabilizza sette donazioni, mentre nel 2016 sono state 51. In Italia, sempre nel 2016, sono state registrate 1596 donazioni, di cui 1303 utilizzate, superando così quota 1300 per la prima volta dal 1992. Un’attività intensa che ha portato ad effettuare 3736 trapianti, a fronte di 8856 pazienti in lista d’attesa. La loro speranza è appesa ad una “chiamata” e, soprattutto, allo scatto di umanità e generosità che altre persone, in qualche altra parte d’Italia, avranno il coraggio di compiere.

 

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