MELENDUGNO (Lecce) – Una delegazione in Procura per sollecitare il sequestro del cantiere Tap. Il sindaco di Melendugno Marco Potì ha così chiesto di poter incontrare il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone (a capo del pool di magistrati specializzati nella lotta contro i reati ambientali) per esporre i risvolti di una vicenda sempre più incandescente dopo l’espianto dei primi alberi. All’incontro erano presenti oltre al primo cittadino anche il vicesindaco Simone Dima e il comandante della polizia locale Antonio Nahi accompagnati dall’avvocato Mario Tagliaferro insieme ad una delegazione del movimento 5Stelle composta dalla consigliere regionale Antonella Laricchia, il consigliere capogruppo Antonio Trevisi e il deputato Diego De Lorenzis.

La delegazione ha illustrato, carte alla mano, l’evoluzione della vicenda. Per il momento, per la Procura, non ci sarebbero i presupposti per intervenire penalmente. Secondo gli inquirenti non ci troveremmo di fronte ad un vero e proprio caso di abuso edilizio perchè ci sarebbe un’autorizzazione rilasciata dal Ministero di fronte ad un parere negativo della Regione. Risulterebbero più importanti le inconguenze di tipo amministrativo da quelle penali. una soluzione potrebbe essere quella di investire la Regione Puglia per affrontare la questione davanti al Tar. Il procuratore ha comunque chiesto l’intero carteggio per eventuali iniziative che potrebbero essere adottate in un secondo momemnto. La Procura, quindi, non ha chiuso del tutto la porta.

Nei giorni scorsi, il primo cittadino aveva presentato una prima diffida e un esposto per sollecitare l’intervento della Magistratura dopo la decisione di Tap di avviare i lavori per estirpare 211 alberi d’ulivo nell’area del cantiere per il pozzo di spinta del micro tunnel del gasdotto Tap e seguito delle autorizzazioni ottenute dall’ufficio Fitosanitario della Regione Puglia.

“Noi riteniamo facendo una lettura di tutti gli atti”, ha commentato il sindaco ai davanti ai giornalisti, “che queste autorizzazioni non siano complete”. L’ente che deve dare l’ok è il Servizio Ecologia Puglia che il 15 marzo ha inviato una nota con cui conclude che non sussisterebbero le condizioni per procedere a questo espianto”. In mattinata (come riportato in un altro articolo) trentacinque alberi sono stati già estirpati per essere portati un sito di stoccaggio a otto chilometri di distanza “di cui”, ha precisato il sindaco, “non conosciamo la conformità ed eventuali autorizzazioni urbanistiche”. Da qui la richiesta dell’amministrazione di Melendugno di avviare i procedimenti che la magistratura riterrà opportuno come il sequestro dei 211 alberi che Tap intende estirpare.

“Questa attività potrebbe essere dannosa in maniera irreparabile per gli ulivi della campagna San Basilio a San Foca”, ha dichiarato il sindaco “e per questo chiediamo di aspettare che il quadro autorizzativo sia chiaro”. I “paletti” interesserebbero lo stesso tunnel “per il quale c’è un progetto che sta in verifica di assoggettabilità per l’impatto ambientale” così come spiegato dal sindaco che ha poi precisato: “La stessa società Tap ha adottato una variante al progetto perché ha trovato nel sottosuolo materiale che non risulterebbe idoneo a tollerare i carichi di sabbia e di acqua; in mare, poi, sarebbero stati trovati habitat marini protetti”. “Per cui queste condizioni nuove”, a detta del sindaco di Melendugno,  “impongono un rifacimento del progetto che deve essere valutato anche con un eventuale esito negativo”.

L’intero quadro è complesso. L’attuale progetto risulta vincolato da valutazioni di impatto ambientale e da cause ancora sospese dal Consiglio di Stato che si deve pronunciare sulla legittimità. In un clima di totale incertezza per il sindaco appare una forzatura sacrificare 211 alberi “nonostante la società vada avanti e le forze dell’ordine difendano queste operazioni”. Di certo, a detta del primo cittadino, questa mattina la zona di Melendugno era presidiata dagli agenti della Digos e dai reparti antisommossa “mentre dall’altra parte erano presenti cittadini che volevano solamente difendere la propria terra”.

F.Oli. 

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