LECCE – È venuto il tempo di fare i conti con le scelte regionali in materia di rifiuti e con 12 anni persi senza che il ciclo impiantistico sia chiuso. Nella Sala ex Giunta di Palazzo Adorno il Presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone e il già Assessore ai Rifiuti e Presidente dell’ATO Lecce 2, Silvano Macculi, Consigliere Comunale di Botrugno,  hanno illustrato la proposta dell’Amministrazione Provinciale di Lecce di superamento della problematica relativa all’ecotassa regionale, nel rispetto della normativa nazionale. Si è partiti da questo argomento, forti della pronuncia di incostituzionalità della Consulta per quanto riguarda l’applicazione di tasse insostenibili nei confronti dei Comuni che non hanno raggiunto l’impossibile obiettivo del 55% di raccolta, per poi chiedere all’Agenzia regionale di rimboccarsi le maniche per la chiusura del ciclo dei rifiuti. “Ve lo avevamo detto: è andata come previsto – esordisce Macculi – La Regione Puglia non ha chiuso il ciclo e per i Comuni è molto onoroso portare i rifiuti fuori provincia o fuori regione. Ora proponiamo un cambio di rotta, come abbiamo fatto in passato: per poter usufruire del pagamento in misura ridotta del tributo speciale per il deposito in discarica degli scarti e sovvalli, gli impianti di trattamento dei RSU indifferenziati, che prevedono una fase di selezione automatica, dovrebbero ottenere il recupero del 30 % e il conferimento in discarica del 40%: in tale ipotesi la quota conferita in discarica è soggetta al pagamento dell’ecotassa in misura del 20%. Le amministrazioni locali non possono fare di più, visti i costi ormai insostenibili dovuti ai trasporti fuori provincia, causati dal fatto che la regione non ha chiuso il ciclo”.

In 12 lunghi anni siamo punto e a capo: in conferenza vengono sciorinate le tappe delle richieste di impianti di compostaggio (quelle di Macculi risalgono addirittura al 2008, con individuazione di sito disponibile). Oggi è tutto in mano all’Agenzia regionale, un carrozzone incostituzionale per molti, che costa 0,40 centesimi a cittadino, soldi chiesti a tutti i Comuni senza che questi vi abbiano mai aderito. “Siamo arrivati a un’agenzia di rifiuti. Dieci milioni spesi a Corigliano per la duscarica di soccorso servizio ed è tutto fermo: nessuno si muove – riflette il presidente Gabellone – Non possiamo immaginare di perpetuare lo stato di cose: abbiamo Ugento e Cavallino che sono sature. Abbiamo bisogno di una discarica di soccorso servizio e degli impianti di compostaggio. Dovremmo mettere tutti i sindaci attorno a un tavolo per capire se vogliono fare un solo grande impianto di compostaggio o tanti piccoli impianti. La progettualità, però, deve partire dall’Agenzia. La governance è sua”

Macculi fa le sue tre proposte: ecotassa ridimensionata per i Comuni che già spendono troppo, accelerazione sull’impiantistica e raccolta divisa in ambiti più piccoli, unione dei comuni per quelli sotto i 15 mila: quelli più grandi, invece, possono andare da soli nella gestione. “Il Comune di Lizzanello paga 270 mila euro l’anno in più, perché porta tutto a Statte in provincia di Taranto – tuona l’assessore provinciale Renato Stabile – Tutti i comuni sono in queste condizioni”. Eppure la soluzione potrebbe essere vicina: Cavallino, secondo alcune indiscrezioni, con il suo impianto di compostaggio già finanziato potrebbe arrivare a 60 mila tonnellate e coprire tutta la provincia. In realtà, però, dovrebbero sorgere altri due impianti, secondo le previsioni originarie. Risolto il compostaggio resta lo scarto: bisognerebbe fare una discarica (per ora, si va a Taranto, ma ci sarebbero delle macroaree nel Salento). C’è chi sta lavorando all’individuazione di una macroarea, che sia a 300 metri dalle case isolate, come richiede la legge. Per il resto, rimane l’amarezza di 12 anni persi. Nel 2001 Fitto chiuse 22 discariche per sostituirle con 10 sistemi impiantistici (selezione/biostabilizzazione CDR, discariche di servizio soccorso e termovalorizzatori di Bari e Trani), ma nel 2005 Vendola sale al potere e blocca i termovalorizzatori fissando l’obiettivo di raccolta umido al 55%.

Sempre Vendola nel 2008 apre a tutti gli impianti ed è un via libera implicito ai termovalorizzatori privati di Manfredonia e Masafra. “Oggi ancora alcuni comuni provinciali si rivolgono a Isernia e Grosseto per bruciare lì i rifiuti” – spiega Macculi. Nel 2013 Vendola approva un nuovo piano regionale dei rifiuti, ma non c’è nulla di operativo: è solo un “manuale di istruzioni”. Due anni fa Emiliano ha preso in mano la situazione, ma si lavora ancora sul nuovo piano regionale. Intanto, bisognerà dare indietro i soldi ai 70 Comuni che si sono rivolti alla Consulta: le percentuali previste di raccolta non sono possibili. Poi, bisognerà invertire la rotta. Le soluzioni ci sono: anche se 12 anni sono stati gettati nella spazzatura, si può ancora rimediare.

Gaetano Gorgoni



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