LECCE – Lotta contro l’inquinamento, un’attenzione maggiore per il fenomeno della corruzione tra colletti bianchi, un equilibrio su qualsiasi atto che un sostituto procuratore dovrà firmare. Perchè una qualsiasi carta può inevitabilmente modificare per sempre la vita di una persona. Infine un riferimento (anche ampio) ai rapporti con l’avvocatura leccese, “un foro modello da esportare e con il quale in alcuni processi spesso ho dovuto utilizzare la sciabola”. Si è insediato in mattinata il nuovo Procuratore Capo della Repubblica di Lecce e della Direzione distrettuale antimafia, Leonardo Leone De Castris, nel corso di una cerimonia svoltasi presso l’aula magna del Palazzo di Giustizia. Un ritorno per il magistrato 57enne leccese dopo un’esperienza nel capoluogo salentino negli anni ’90. Anni bui e complessi con una malavita sanguinaria e spietata. In platea, molti dei protagonisti di quel periodo erano presenti, ancora operativi come si dice nel gergo tecnico e in servizio, pronti per ripartire con De Castris al timone.

Accompagnato dalla moglie e i due figli, il nuovo capo dell’ufficio inquirente di viale De Pietro è stato presentato a colleghi, forze dell’ordine e organi di informazione. Con un abbigliamento casual, giacca nera, camicia bianca e pantalone nero, Leone De Castris ha salutato la platea con un intervento a braccio. Pochi ma significativi i punti affrontati dal magistrato leccese che ha raccolto il testimone di Cataldo Motta, presente in aula e che ha speso parole di elogio e di stima per il suo successore. La battaglia contro i clan della Scu rientrerà tra le priorità del nuovo capo che si è soffermato sulla bontà del lavoro svolto in questi anni da un pool di magistrati esperti e qualificati che ha alleggerito il peso di una criminalità ormai parcellizzata sul territorio e non più ramificata per sintetizzare i concetti espressi nel corso della cerimonia.

Leone De Castris si è poi soffermato sulle tematiche ambientali, sulla salute sottolineando come nel Salento “ci si ammali sempre più”, sui reati contro la pubblica amministrazione e sul fenomeno della corruzione sempre più pervasiva nel tessuto sociale. Un ampio riferimento è stato poi riservato sul delicato ruolo ricoperto dai sostituti procuratori, che non si devono porre al centro del mondo ma devono assumere una posizione relativa. Su qualsiasi atto, ha precisato Leone De Castris, ogni magistrato deve valutare come una semplice firma possa condizionare irreparabilmente la vita di un imprenditore, il futuro di un’azienda e chi ci lavora. Una visione della magistratura autonoma ed indipendente che non deve porsi l’obiettivo del consenso ma della legittimità per sentire i cittadini al proprio fianco.

Come inizio, le parole del magistrato non dovrebbero far rimpiangere il suo predecessore. Da oggi inzia un nuovo corso per la Procura leccese che, come spiegato dallo stesso Procuratore, non deve farsi condizionare da ideologie, idee politiche e credi religiosi. Una magistratura equa, obiettiva e neutrale in antitesi con uffici inquirenti politicizzati che, negli ultimi anni, hanno macchiato l’immagine di chi indossa con orgoglio una toga, applica il codice ed emette sentenze. La strada è tracciata, i concetti anche. Il lavoro e i risultati saranno giudice implacabile.

F.Oli.

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