LECCE – Pesci tossici e “specie aliene” da trattare “con i guanti”. Pericolosi per la salute, capaci di scatenare effetti indesiderati e vietati dall’Ue perché velenosi. A vigilare ci pensano operatori, veterinari e tecnici della prevenzione del Servizio Veterinario Area B della ASL Lecce, diretti nell’Area Nord dal dottor Sergio De Pascali e nell’Area Sud dal dottor Corrado De Notarpietro, che ieri e oggi hanno partecipato ad un’intensa due giorni di formazione e aggiornamento nel Polo didattico di via Miglietta.

Il corso “Specie ittiche tossiche e lessepsiane: Prospettive nel controllo sanitario dei prodotti della pesca” è stato tenuto da docenti dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, facoltà di Medicina Veterinaria, con la supervisione del responsabile scientifico Maurizio Vetrugno, dirigente del Servizio veterinario Area B Asl Lecce, che si occupa istituzionalmente di igiene degli alimenti di origine animale.

Una full-immersion per affrontare al meglio le diverse problematiche legate ai prodotti della pesca, in particolare per acquisire conoscenze sullo stato dell’arte del controllo sanitario. Che poi, sul campo, si tradurranno in verifiche, ispezioni e quindi in maggiore sicurezza per i consumatori, i quali normalmente si affidano al buon senso nell’acquistare prodotti della pesca. Ma dove non basta controllare se l’occhio del pesce è vivido oppure se sotto le branchie c’è un bel colore rosso vivo, tocca agli ispettori e veterinari Asl andare più in profondità. Del resto, i capitoli su cui aguzzare la vista e gli strumenti d’analisi sono parecchi.

A partire dai contaminanti chimici che finiscono nei prodotti della pesca (mercurio, piombo ed altri),  oppure il rischio di antibiotico resistenza, poiché vi sono sempre più tipologie di pesci, in pescheria o presi all’amo da pescatori della domenica, che possono albergare al loro interno organismi con geni antibiotico resistenti, in grado quindi di causare effetti indesiderati nell’uomo.

In cima alla lista dei pericoli, però, c’è sempre l’Anisakis. E’ un parassita presente nel pesce che, se mangiato crudo, può dar vomito, diarrea e provocare addome acuto e granulomi intestinali: in casi del genere può persino essere necessario l’intervento chirurgico. In generale, i pericoli possono provenire da pesci crudi o poco cotti, comunque non sottoposti a idoneo trattamento: il congelamento ad almeno -20 gradi per 24 ore oppure nel congelatore di casa per 96 ore a -18 gradi. Per evitare guai, in linea di principio, è importante mantenere la catena del freddo ed eviscerare prontamente il prodotto.

Interessante, poi, il focus sulla presenza nei nostri mari delle cosiddette “specie aliene” provenienti dal Mar Rosso (e perciò definite lessepsiane) attraverso il canale di Suez. Prodotti che solitamente non arrivano nella grande industria del pesce, ma possono capitare in piccole pescherie oppure essere pescati da ignari amatori. Tra quelli più rischiosi c’è il ruvetto, che ha carni condizionate al consumo (va sfilettato, imballato ed etichettato con la chiara indicazione delle modalità di cottura e del rischio di eventi avversi di tipo gastrointestinale); ancora più pericolosi sono il pesce palla e il capolepre di cui l’Unione Europea vieta la vendita, poichè sono prodotti che contengono una tetraodontossina molto dannosa.

Infine, il modello del “pesce a chilometro zero” illustrato dal professor Aniello Anastasio, direttore della Scuola di Specializzazione in Ispezione degli alimenti di origine animale della Federico II. L’esperienza fatta in Basilicata e Tunisia ha dato buoni risultati nelle mense scolastiche, dove vengono serviti prodotti locali o preparati a base di prodotti locali, naturali e senza conservanti o additivi. L’obiettivo è evitare di consumare prodotti rischiosi o contaminati, ma naturalmente i consumatori possono sempre allertare veterinari e ispettori Asl.