LECCE – La Procura ha chiuso le indagini su un giro di prostituzione all’interno della Casa vacanze di un magistrato cassazionista. Il sostituto procuratore Maria Vallefuoco ha messo nero su bianco l’accusa di sfruttamento della prostituzione a carico di Giuseppe Caracciolo e della compagna Pasqua Biondi, poliziotta in pensione originaria di Brindisi. L’indagine è stata condotta dagli agenti della Squadra mobile all’epoca diretti dal vice questore aggiunto Sabrina Manzone e dalla collega Elena Raggio. Si è avvalsa dei tradizionali metodi investigativi. Appostamenti, pedinamenti e controlli sul territorio.

Gli accertamenti sono stati avviati grazie alle molteplici segnalazioni che sussurravano di un giro di prostituzione di giovani straniere (ma non minorenni di nazionalità venezuelana, colombiana e rumena) in uno stabile formalmente adibito a “Casa Vacanze” e bed and breakfast nonostante all’esterno mancasse qualsiasi insegna. I condomini lamentavano un continuo viavai di uomini che sostavano per pochi minuti davanti all’immobile per poi accedere ed uscire dopo poche decine di minuti. Sono così scattati gli accertamenti. I poliziotti si sono appostati. Con discrezione e sotto traccia hanno rilevato un continuo avvicendarsi di visitatori in una sorta di staffetta continua.

In circa tre mesi i poliziotti avrebbero appurato come in quell’immobile in pieno centro si svolgesse un’attività di prostituzione a tutte le ore. La coppia di insospettabili avrebbe garantito alle escort tutti i comfort per offrire un soggiorno tranquillo. La coppia avrebbe persino allestito un servizio navetta dall’aeroporto di Brindisi o dalla stazione ferroviaria di Lecce per “scortare” le giovani fino all’appartamento. Discrezionalità e riservatezza, inoltre, erano i requisiti garantiti ai clienti ai quali veniva destinato un ampio parcheggio all’interno del condominio. Gli incontri, invece, venivano pubblicizzati su un sito internet. Una vera e propria spa del sesso a pagamento.

Per mesi, l’abitazione sarebbe stata meta di clienti (anche giovanissimi) a tutte le ore del giorno e della notte. Un sofisticato sistema di videosorveglianza garantiva il controllo degli accessi monitorando eventuali intrusioni. Il blitz è scattato ad aprile del 2016. I poliziotti si sono finti clienti. Gli agenti sono entrati nell’appartamento al primo piano dello stabile e hanno fugato qualsiasi dubbio con i loro occhi. Davanti a loro si è parata una ragazza con addosso solo un reggiseno e un tanga che li invitava a seguirli. A quel punto i clienti si sono palesati con la loro vera identità. I poliziotti-clienti hanno esibito il tesserino e identificato tre altre giovani di nazionalità rumena, una delle quali impegnata con un cliente. E che l’attività fosse in pieno fermento sarebbe stato confermato con il ritrovamento di tutto l’occorrente solitamente utilizzato per consumare rapporti sessuali: numerosi profilattici, confezioni di lubrificante intimo, salviette e rotoli di carta assorbente.

Nel corso delle indagini, sono state acquisite anche le dichiarazioni di alcune ospiti sentite con la forma protetta dell’incidente probatorio. Nel frattempo rimane sempre in piedi il procedimento disciplinare nei confronti del giudice sospeso dalle sue funzioni dal Csm. L’avviso di chiusura delle indagini, che sveliamo in esclusiva, non corrisponde ad un verdetto di colpevolezza anticipato. Gli indagati, assistiti dagli avvocati Ladislao Massari, Simona Attolini e David Brunelli, hanno ora venti giorni a loro disposizione per chiedere di essere interrogati o per produrre memorie difensive.

F.Oli.

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