CASARANO (Lecce) – Nuovo tasselli indiziari depositati davanti ai giudici del Tribunale del Riesame nell’ambito dell’indagine ribattezzata “Diarchia”. La Procura ha allegato agli atti dell’inchiesta una lettera di quattro righi scritta di pugno proprio da Luigi Calabrese e recapitata nei giorni scorsi al sostituto procuratore Guglielmo Cataldi (magistrato titolare del fascicolo) e al gip Alcide Maritati (il giudice che ha firmato l’ordinanza).

Nella missiva il 23enne di Casarano riferisce che quelle armi sequestrate dai carabinieri nel corso di una perquisizione nell’auto del giovane a febbraio non erano indirizzate a Salvatore Rosario Crusafio. Il 41enne di Matino non sarebbe la persona indicata nei colloqui in carcere raccolti dai carabinieri secondo quanto sostenuto nella lettera così come riversato dai carabinieri che hanno sbobinato centinaia e centinaia di trascrizioni.

In giornata, comunque, sono state esaminate le posizioni di quattro altri ricorrenti davanti ai giudici del Tribunale del Riesame. Sono state discusse le posizioni proprio di Crusafio insieme a quelle di Ivan Caraccio, indicato nelle intercettazioni come un personaggio scomodo da eliminare (una sorta di dead man walking); Domiria Lucia Marsano, 40enne residente a Lecce, già sottoposta alla misura alternativa dell’affidamento in prova e Sabin Braho, 34enne, albanese di Durazzo, ma residente a Brindisi. In giornata hanno discusso gli avvocati Walter Zappatore, Elvia Belmonte, Luigi Rella e Mario Coppola che hanno chiesto l’annullamento dell’ordinanza in virtù della mancanza di un’autonoma valutazione del gip relativamente alla richiesta di arresto; in subordine, i domiciliari con il braccialetto.

L’indagine ha già segnato un nuovo passo in avanti. Il sostituto procuratore Guglielmo Cataldi conferirà incarico ad un tris di consulenti per scremare chat, conversazioni e messaggi nei computer e nei telefonini delle quattordici persone arrestate a caccia dei segreti del clan capeggiato – secondo gli inquirenti – da Tommaso Montedoro.

F.Oli.

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