LIZZANELLO – «Mai annoiare né obbligare i giovani alla frequenza dei santi sacramenti, ma porgere loro la comodità di approfittarne». Le parole di Don Bosco fanno da sfondo alla vivace polemica che da tempo vede coinvolto l’oratorio della parrocchia M. SS. Addolorata di Lizzanello, intitolato proprio al fondatore delle congregazioni dei Salesiani. I malumori crescono perché alcuni ragazzi non condividono la gestione di don Alvino De Pascalis: vorrebbero essere maggiormente protagonisti, vorrebbero più apertura e che la struttura fosse più centro di aggregazione e ci fosse maggiore disponibilità nella concessione del campetto, senza guardare troppo ai soldi. Le polemiche si sono incancrenite ancora di più perché non è stata concessa la struttura per l’evento che ogni anno si tiene in memoria di un adolescente morto a causa di un incidente stradale: non c’è stato accordo sulle somme. Il campetto di gioco è stato intitolato allo sfortunato Simone Marchello: tutti i suoi amici e la comunità di Lizzanello hanno voglia di ricordarlo con una piccola manifestazione che si tiene ogni anno. In realtà il prete del paese spiega che il campo lo ha dato chiedendo 1500 euro, “ma il preventivo di 4500 euro per le spese effettive che deve sopportare l’oratorio rende insostenibile l’operazione”.

Sono tempi difficili anche per gli oratori, costretti a stringere la cinghia. Un gruppo di giovani ha deciso di aprire il fuoco dei comunicati stampa al vetriolo nei confronti del parroco del paese – Don Albino De Pascali – perché sono amareggiati dalla conduzione di un oratorio che, secondo loro, “non punta più sul crescere insieme, incontrando il Vangelo nella relazione con gli altri”. Oggetto della denuncia giovanile è “l’operato (o meglio, il non operato) del parroco e dell’intero consiglio direttivo che ha generato nei piccoli parrocchiani – e non solo – motivo di delusione e di allontanamento. I giovani sono partiti all’attacco con manifesti, volantini e comunicati stampa. “La struttura – spiegano i dettattori – inaugurata nel 2012, ha visto nel tempo una graduale e notevole diminuzione di presenze giovanili, nonché, degli stessi educatori ed animatori che si sono succeduti, allontanatisi e allontanati dalla politica del parroco”.
“Un oratorio – lamentano i giovani in un comunicato inviato alla nostra redazione – ben lontano da quella che Eco definiva una geniale e perfetta macchina di comunicazione, pressoché senza limiti, dal gioco alla musica, dal teatro alla stampa, in grado di prescrivere ai suoi frequentatori un codice morale e religioso, per poi accogliere anche, e soprattutto, chi non lo segue.
Di limiti, al contrario, l’oratorio in questione ne avrebbe eccome, tali da coinvolgere non solo la sensibilità dei giovani parrocchiani, ma anche le loro tasche!”.
Un esempio, tra tutti, il più eclatante: il campetto da calcio che la struttura parrocchiale ospita, che sarebbe troppo oneroso per i fruitori e non sarebbe chiaro sulla base di quale regolamento vengano applicate le tariffe, secondo le accuse lanciate nel comunicato.
Insomma, alcuni giovani rimproverano al prete di essere troppo attento ai bilanci e poco alla mission di un oratorio. “C’è chi non fatica a supporre che dietro a questo ‘modus operandi’ ci sia una precisa motivazione economica, ancorata alla necessità di fare cassa – continuano – Violata ed oltraggiata, così, l’importanza di rendere vivo l’oratorio facendo crescere i ragazzi in un contesto valoriale come quello dello sport, da sempre solida tradizione ereditata con successo nelle parrocchie italiane”.
«Sembra quand’ero all’oratorio, con tanto sole, tanti anni fa» cantava, non a caso, un nostalgico Celentano in un pomeriggio troppo azzurro e lungo, senza neppure un prete a cui confidare i suoi piccoli dolori giovanili, ma soprattutto senza un amico con il quale tirare quattro calci ad un pallone, lì nel campetto polveroso dell’oratorio dei ragazzi della via Gluck.
“Ci auguriamo – concludono i giovani lizzanellesi – che il cuore del nostro parroco si lasci guidare unicamente dalla Parola di Dio, più che da opinabili scelte direttive, e che il nostro oratorio ritorni ad essere laboratorio di fede e di gioia, dove ci si incontra per conoscere Gesù e per vivere la bellezza dell’amicizia.”
L’oratorio, del resto, è e deve essere tutto questo e ancora di più. Un luogo tanto semplice e comune da rendere unico un incontro, una relazione, un’esperienza.

Don Albino, però, non ci sta e respinge al mittente le accuse, studiate a tavolino, a suo dire, per vendicarsi del fatto che non abbia potuto concedere il campo quest’anno. “Abbiamo costruito un oratorio ed è partita l’iniziativa di fare una squadra – spiega il prete – Anche se io avrei desiderato non escludere nessuno: fare una squadra significa lasciare tanti altri fuori. Quindi, per tre anni ho sopportato, ho pagato la luce per loro e tutte le spese pesanti che ci sono quando si tiene un torneo con tante squadre. Poi ho dato spazio anche ai piccoli per lasciare che i campetti potessero usarli tutti. Adesso, da Natale, non ci sono nemmeno le docce e non si può fare un torneo di 30 squadre: stiamo ristrutturando tutto. Io, per radunare tutti attorno alla memoria di quel ragazzo, ho concesso qualsiasi cosa per 1500 euro, pagando di tasca mia le spese restanti, ma 4500 euro non li posso spendere. Luce e acqua costano troppo e non riesco a coprire tutto con una retta bassa. Non è vero che io non do l’oratorio, perché farò le docce e poi se ne parlerà: io ho messo sempre la struttura a disposizione di tutti, con un minimo di costi che ci consentano di pagare almeno in parte le spese.

I ragazzi pretendono che, quando si fa il torneo, il campo debba essere gestito solo da loro. Mettono in giro voci non veritiere. Un torneo di 32 squadre è troppo oneroso per questa parrocchia ed esclude tutti gli altri che in quel periodo vorrebbero utilizzarlo. Io non voglio soldi, non voglio lucrare su questi eventi, ma è necessario non perdere troppi soldi, altrimenti la parrocchia entra in crisi e io ho la responsabilità di far quadrare i conti. Non posso, inoltre, lasciare che si svolga un torneo in una struttura senza docce. L’anno prossimo sarà tutto a posto, avremo l’impianto a gas e le docce: questo produrrà un risparmio. Allora ne riparleremo e proverò a venire nuovamente incontro a questi ragazzi. Quest’anno non ho potuto fare nulla: non dipende dalla mia volontà, ma da impedimenti oggettivi” – conclude il parroco. Per la cronaca, sembra che il torneo si stia facendo lo stesso, ma altrove. Chissà che l’anno prossimo non si riesca a trovare un accordo e magari uno sponsor che possa coprire tutte le spese: chiedete e vi sarà dato. A volte, però, non è poi tutti così semplice.

Garcin



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