GALLIPOLI (Lecce) – I propositi di evadere nelle conversazioni intercettate dai carabinieri nel corso dei colloqui in carcere tra Marco Barba e i suoi parenti.  L’ex collaboratore avrebbe esternato la propria insofferenza e la possibilità di evadere in un incontro con un parente ad aprile nel carcere di Taranto L’intercettazione è contenuta nelle centinaia e centinaia di pagine allegate alle carte sull’inchiesta dell’omicidio del cittadino marocchino Khalid Lagraidi per il quale Marco Barba è considerato l’autore materiale.

E’ il 22 aprile scorso. “U Tannatu” riferisce ad un familiare che la situazione con i propri parenti è insostenibile. Minaccia dapprima di togliersi la vita e poi di voler evadere durante i trasferimenti dal carcere verso le aule di udienza. Si esprime sulla possibilità di un poter evadere e che sarebbero a quel punto guai per i suoi parenti. Lo dice chiaramente Barba.  “Se nasce…se nasce una possibilità di uscire…peggio per voi…peggio per voi…ve lo dico chiaramente…peggio per voi…ve lo dico chiaramente…peggio per voi…se nasce…se nasce la possibilità di poter scappare (evadere)…peggio per voi…peggio per voi…io sempre…penso sempre…come me la posso scappottare…come posso scappare!…Quando mi traducono…quando mi fanno le traduzioni…sai quante volte tento…per togliergli (rubare) la cosa di sopra…per spararli…già.

Il familiare gli fa presente a quel punto che se veramente dovesse decidere di evadere non uscirebbe più dal carcere. La conversazione è stata raccolta dagli investigatori. Venne immediatamente informato il personale della Polizia pentitenziaria di Taranto sulle presunte intenzioni di Marco Barba per poter così rafforzare i controlli di scorta nei suoi confronti durante gli spostamenti fuori dal carcere. Tempo dopo, l’ex collaboratore è stato poi trasferito nel carcere di Bari dove si trova tuttora detenuto.

F.Oli.