Un’immagine del processo di primo grado

GALLIPOLI (Lecce) – La Procura generale chiede la conferma della condanna all’ergastolo per Marcello Padovano, il 56enne di Gallipoli, alias “brioche”, considerato il presunto mandante dell’omicidio di Carmine Greco giustiziato nell’estate del 1990 davanti alla moglie e ai figli. Nel corso della sua requisitoria, il sostituto procuratore generale Giampiero Nascimbeni ha puntualmente ripercorso lo sviluppo delle indagini sfociate con la condanna di primo sottolineando l’attendibilità delle dichiarazioni rilasciate in aula da Giuseppe Barba. In giornata ha discusso anche l’avvocato Silvio Giardiniero, legale della compagna di quei tempi di Greco e parte civile nel processo con la figlia. La sentenza dei giudici della Corte d’assise d’appello è prevista per il 23 settembre dopo la discussione finale dell’avvocato Gabriele Valentini. Nel frattempo è passata in giudicato la condanna a 23 anni di reclusione per Nicola Greco, il 48enne leccese, (difeso dagli avvocati Ladislao Massari e Mario Coppola), considerato l’autore materiale dell’omicidio.

Le indagini sono state condotte dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Lecce e coordinate dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone. Il giovane Greco venne ucciso nei pressi di un uliveto di via Scalelle alla periferia della città bella davanti alla moglie e alla figlia. Il Tribunale della mala sentenziò la sua morte perchè il 27enne aveva deciso di vendere droga in proprio. Uno sgarro che, a quei tempi, si pagava a caro prezzo. Greco, infatti, finì nel libro nero del clan che, all’epoca, sapeva usare magnificamente il pugno di ferro proprio come quel giorno di piena estate. Nel corso dell’istruttoria sono state acquisite le dichiarazioni di Giuseppe Barba e Pompeo Rosario Padovano (altro presunto mandante) che hanno alzato il velo sulle dinamiche e le modalità dell’omicidio. Sono state poi depositate le deposizioni di Carmelo Mendolia (il killer assoldato) che raccontò agli inquirenti come l’eliminazione di di Greco fosse stata decisa perché il giovane era diventato un personaggio scomodo per il clan.

Mendolia riferì agli inquirenti che erano stati eseguiti alcuni sopralluoghi per sondare il terreno, capire il momento in cui agire per poi affondare l’agguato decisivo. Una tesi confermata in videoconferenza dallo stesso Rosario Padovano, cugino di Marcello. Il presunto boss gallipolino ribadì che l’omicidio sarebbe stato messo a segno proprio dagli odierni imputati (seppur con ruoli diversi). Nel corso dell’istruttoria è comparso in aula anche Greco. Il 48enne leccese ammise la sua partecipazione affrancandosi di un peso che aveva sconvolto la sua vita per 26 lunghi anni così come raccontato davanti ai giudici.

F.Oli.



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