LECCE – E’iniziato nelle scorse ore davanti ai giudici d’appello (Presidente Nicola Lariccia) il processo dei due ex funzionari di Equitalia condannati in primo grado a 8 anni di reclusione ciascuno con l’accusa di tentata concussione. Il sostituto procuratore generale Claudio Oliva ha chiesto la riforma della sentenza a 2 anni ed 8 mesi di reclusione sollecitando il riconoscimento delle attenuanti generiche per i due imputati e l’assoluzione per uno dei tre casi contestati. In giornata hanno discusso i difensori delle tre parti civili, gli avvocati Amilcare TanaCinzia Vaglio e Giuliano Fina. La sentenza, invece, è prevista per il 6 novembre.

Sul banco degli imputati compaiono in due: Luigi Marzano, 73 anni, originario di Parabita, agente della riscossione nella veste di amministratore delegato, in pensione da tempo e Maurizio Garrisi, 64 anni, di Lecce, responsabile del servizio produzione. L’inchiesta è stata avviata nel 2010 sulla scorta di tre denunce presentate da altrettanti contribuenti. Gli accertamenti, coordinati dal sostituto procuratore Stefania Mininni, sono stati condotti dai carabinieri del Nucelo investigativo di Lecce, che hanno sequestrato una corposa documentazione nella sede di Equitalia, nel Comune di Lecce e negli uffici del giudice di pace.

I contribuenti sarebbero stati pressati da continui solleciti di pagamento per multe o imposte che avevano già pagato, o che comunque gli organi giurisdizionali avevano stabilito non dovessero essere più versate. A nulla erano valse tutte le loro lamentele: alla tfine, si sono visti recapitare cartelle esattoriali con cifre a tre zeri. Non solo. Davanti alle ferme opposizioni dei cittadini, che tentavano in tutti i modi di dimostrare l’illegittimità delle loro pretese, i due funzionari avrebbero minacciato di intraprendere azioni legali nei loro confronti. L’importo più basso, quello di 2.984 euro, riportato nella cartella notificata ad un automobilista leccese per una presunta violazione del codice della strada. Peccato che, da un’attenta lettura delle carte, risultava che il 6 dicembre 2005 fosse passata in giudicato una sentenza con la quale si era stabilito che quella somma non dovesse essere più versata. Ma soprattutto, cosa ben più grave, che «l’agente di riscossione ne fosse stato informato».

Un altro cittadino, invece, si è visto recapitare una cartella esattoriale di ben 5660 euro, per via di una tassa per rifiuti solidi urbani. Gli investigatori, invece, avrebbero accertato che il Comune il 9 dicembre 2008 aveva comunicato ad Equitalia che era intervenuta una conciliazione giudiziale e che quindi si doveva soprassedere alla riscossione. L’ente, invece, avrebbe minacciato più volte il contribuente di procedere al fermo dell’autovettura, per poi arrivare ad iscrivere un’ipoteca sulla casa il 7 gennaio 2010.

Diverso, invece, quanto accaduto al terzo contribuente, al quale era stato intimato di pagare 8895 euro per il mancato pagamento dell’Irpef, nonostante la commissione tributaria provinciale avesse sospeso la cartella esattoriale. Successivamente, e nonostante la sospensione, la somma sarebbe lievitata fino a 9395 euro. In questo caso, la procura contesta il calcolo degli interessi, alla luce del fatto che alla fine il ricorso del contribuente era stato rigettato e la sospensione della cartella non era più in vigore. Tutte accuse confermate in aula. nNnostante il gup Giovanni Gallo avesse derubricato il reato in tentato abuso d’ufficio nel corso del processo di primo grado la pubblica accusa aveva chiesto la coondanna sempre per tentata concussione alla luce degli ulteriori elementi di prova acquisiti nel corso dell’istruttoria. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Luigi Rella, Federico Pellegrino e Gaetano Centonze.

F.Oli.



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