I fratelli della vittima, Alfredo e Tiziana

MONTERONI (Lecce) – Sedici anni di reclusione (a fronte di una richiesta 18) per aver ammazzato un anziano in aperta campagna. E’ la condanna inflitta in abbreviato dal gup Cinzia Vergine a carico di Valentina Piccinonno, 34 anni, di Lecce, ritenuta responsabile dell’omicidio di Salvatore Maggi, 73 anni, ex gestore di una sala giochi a Monteroni.

L’imputata è stata condannata con l’accusa di omicidio volontario aggravato e rapina aggravata. L’avvocato difensore Ladislao Massari avesse chiesto la riqualificazione del reato in omicidio preterintenzionale dopo un presunto tentativo di violenza sessuale e il riconoscimento dell’infermità mentale totale nonostante una perizia della psichiatra Paola Calò che aveva stabilito una parziale incapacità di intendere e di volere al momento dei fatti dell’imputata pronunciandosi anche sulla pericolosità sociale. Il giudice ha disposto anche tre anni da scontare in una Rems (struttura riabilitativa per malati psichiatrici). I figli e la moglie della vittima assistiti dall’avvocato Roberto Rella, verranno risarciti in separata sede. “Giustizia è stata fatta”, hanno dichiarato subito dopo la lettura della sentenza, “la decisione del giudice ci soddisfa in pieno”. Il deposito delle motivazioni è atteso nei prossimi 90 giorni.

L’omicidio risale alla notte tra il 27 e il 28 giugno del 2015. Le indagini sono state condotte dagli agenti della Squadra mobile di Lecce e hanno consentito in poche ore di chiudere il cerchio sull’identità dell’assassino e ricostruire il movente. La Piccinonno venne fermata da una volante nella zona 167 del capoluogo salentino. Era a bordo di una Fiat Panda, di proprietà di Maggi. Minuti prima aveva causato un incidente nei pressi di Piazzale Rudiae. La donna fu immediatamente sottoposta ad una perquisizione personale. Nel reggiseno aveva nascosto gli oggetti in oro sottratti alla vittima. In auto, poi, i poliziotti trovarono anche indumenti della Piccinonno intrisi di sangue. La 34enne raccontò di aver incrociato Magi per strada a Lecce. Accettò così un passaggio.

Dopo aver bevuto un drink in un bar, Maggi avrebbe imboccato una strada di campagna iniziando a palpeggiarle il seno e mettendole nel reggiseno degli oggetti in oro. Giunti in un appezzamento di terreno l’anziano avrebbe tentato di violentarla. Lei avrebbe reagito sferrandogli calci e pugni, colpendolo ripetutamente. Subito dopo avrebbe lasciato l’ex gestore a terra sanguinante mettendosi alla guida dell’autovettura e cambiandosi gli indumenti intrisi di sangue. Le testimonianze raccolte dagli agenti della Squadra mobile fornirono una differente chiave di lettura. Il materiale d’indagine acquisito consentì di configurare il reato di omicidio volontario.

Le conclusioni della consulenza eseguita dal medico legale Roberto Vaglio, poi, accertarono le modalità della morte: l’anziano sarebbe deceduto a causa delle lesioni conseguenti ad una o più cadute al suolo subite nel corso di una colluttazione o di una aggressione. La stessa Piccinonno, nel corso dell’interrogatorio, ammise di avere colpito con violenza e servendosi anche di oggetti contundenti. Riferì di essersi difesa da un tentativo di violenza dell’uomo e che l’anziano era ancora in vita quando si allontanò a bordo della sua auto.

La vicenda giudiziaria dell’imputata è lunga e complessa figlia di una personalià border line. Arrestata per l’omicidio, la Piccinonno aveva ottenuto i domiciliari per tornare di nuovo in carcere  dopo aver aggredito la madre (per quest’ultimo procedimento la 34enne è stata assolta di recente). Nuovamente libera, la Piccinonno è finita dietro le sbarre agli inizi di marzo per evasione, in una girandola di provvedimenti, che ora la vede collocata ai domiciliari in una comunità.

F.Oli.

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