di Claudio Tadicini

LECCE – Scoccata la scintilla, è stato il parapiglia. Una maxi rissa che ha coinvolto almeno una decina di persone, che se le sono date di santa ragione per strada, lanciandosi a vicenda bottiglie di vetro e – addirittura, come riferiscono alcuni testimoni – alcuni sellini per bici, smontati ed usati come armi. Una violenta lite senza esclusione di colpi, che solo l’intervento di due pattuglie delle Volanti è riuscito a sedare, evitando che la situazione potesse degenerare ulteriormente.

È il pomeriggio di follia andato in scena in via Don Bosco, nei pressi della stazione ferroviaria di Lecce, una zona della città che nell’ultimo periodo è stata teatro di violente aggressioni, furti e rapine, cui sono seguiti controlli, blitz, denunce ed arresti da parte della Polizia di Stato.

Tutto è accaduto intorno alle 19.30, nei pressi di un market gestito da cittadini extracomunitari. A scatenare la violenza, oltre allo stato di ebbrezza dei partecipanti, sarebbe stato il tentativo di un nigeriano di sottrarre la figlia, di 6 anni, ad un tunisino suo coetaneo. Probabilmente solo un pretesto per venire alle mani.

Tra due gruppi di stranieri – l’uno composto da persone di colore, l’altro da probabili maghrebini – è scoppiato il finimondo.

E sono volati pugni, calci, bottiglie. Persino – come detto – sellini per biciclette, che alcuni dei partecipanti alla rissa hanno smontato sul momento per poi scagliare con forza contro i componenti del gruppo “rivale”.

Numerosi residenti, attirati dal gran trambusto, hanno immediatamente allertato il 113. Gli agenti di polizia, intervenuti sul posto in brevissimo tempo, hanno sedato la violenta lite e diviso i contendenti, alcuni dei quali pare siano comunque riusciti a fuggire sentendo le sirene in lontananza.

Un paio di stranieri sono stati fermati ed accompagnati in Questura. Tra questi proprio il nigeriano ed il tunisino, entrambi 34enni: per il primo, col permesso di soggiorno scaduto ed in fase di rinnovo, è scattata la denuncia per lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale e falsa attestazione sull’identità personale.

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