Francesco Sgherza, presidente Confartigianato Imprese Puglia

PUGLIA – Arretra la commissione regionale tributaria, ossia l’organo di appello avverso le decisioni delle commissioni tributarie provinciali. Le istanze in attesa di giudizio salgono da 17.045 a 18.868. «Accelerano», invece, le commissioni provinciali: i ricorsi pendenti, infatti, scendono da 20.952 a 17.983. E’ quanto emerge dalla quinta indagine sul contenzioso tributario, condotta dal Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia.

In particolare, nella commissione provinciale di Bari risultano ancora pendenti 4.285 ricorsi, in quella di Brindisi 832, in quella di Foggia 5.279, in quella di Lecce 5.237 e in quella di Taranto 2.350. Per un totale di 17.983 istanze. Più altre 18.868 in commissione regionale.

Guardando all’ente impositore, ben 8.763 contestazioni (pari al 48,7 per cento) riguardano l’Agenzia delle entrate, che include l’ex Agenzia del territorio; 206 (pari all’1,1 per cento) contro l’Agenzia delle dogane e monopoli, 2.573 (pari al 14,3 per cento) contro Equitalia, 3.097 (pari al 17,2 per cento) contro enti locali e 3.344 (pari al 18,6 per cento) contro altri enti.

Nel corso del 2016, nelle commissioni provinciali della Puglia, sono stati definiti 16.240 ricorsi. A Bari occorrono, in media, 410 giorni per definire un ricorso. A Brindisi ce ne vogliono 393, a Foggia 1.064, a Lecce 1.144 e a Taranto 671. Un ricorso, infatti, può essere discusso in una o più udienze.

«Il monitoraggio effettuato dal nostro centro studi – spiega Francesco Sgherza, presidente di Confartigianato Imprese Puglia – racconta di una Puglia in cui il tasso di conflittualità in materia tributaria è ancora molto elevato. Ciò, in buona parte, dipende da come è concepito il nostro sistema fiscale, complicato al punto da essere di ardua interpretazione persino per gli uffici preposti all’attuazione delle norme. Non è un caso che numerosi ricorsi derivino da errori commessi in buona fede, sia dall’amministrazione fiscale che dai contribuenti».

«Non c’è dubbio – aggiunge Sgherza – che una diversa impostazione del rapporto tra fisco e cittadini consentirebbe non solo un’interlocuzione più serena, ma anche un risparmio notevole di risorse. Tanto gli uffici per articolare le contestazioni, quanto i contribuenti per le proprie difese impiegano notevoli quantità di tempo e denaro e, come dimostrano i dati, i tempi della giustizia sono spesso tali da non consentire una tutela davvero “utile”. Si tratta – spiega il presidente – di un problema ancora più avvertito dalle piccole imprese, costrette a dirottare risorse preziose in caso di accertamenti. Magari consentire ai contribuenti di confrontarsi con gli enti preposti prima che la contestazione venga irrogata, considerato che l’esito dei ricorsi si rivela non di rado favorevole agli stessi cittadini, consentirebbe anche allo Stato di evitare spese non necessarie».

Secondo Sgherza, «è giunta l’ora di abbandonare la semplice retorica del fisco amico e, completando le riforme fiscali, ripensare il rapporto di imprese e cittadini con le tasse. Solo attraverso la semplificazione, la riduzione degli errori, le buone pratiche amministrative, il confronto preventivo e, in definitiva, il rispetto dei diritti dei contribuenti (tutti provvedimenti a costo zero) si può sperare di stimolare l’adempimento spontaneo e consentire che l’autorità fiscale venga vista come un qualcosa con cui collaborare piuttosto che una minaccia da cui doversi difendere».