LECCE – Diminuiscono le ditte e le società della provincia di Lecce, ma aumentano i ricavi. Il dato medio degli incassi delle imprese sale del 10,4 per cento: da 135.600 a 149.700 euro. E’ quanto emerge da uno studio condotto dall’Osservatorio economico di Davide Stasi, in collaborazione con l’Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili (Aidc), sezione di Lecce.

In particolare, l’indagine prende in esame i dati sui ricavi dei contribuenti soggetti agli studi di settore, attraverso le dichiarazioni presentate nel corso del 2016.

Rispetto agli ultimi anni, sono aumentati i ricavi delle aziende salentine. In dettaglio, le società di capitali registrano, in media, un incremento dello 0,9 per cento e le società di persone del 3,8 per cento. I compensi delle persone fisiche (liberi professionisti e lavoratori autonomi) salgono dell’11,1 per cento.

Così, i ricavi medi delle società di capitali sono saliti da 475mila a 479.500; quelli delle società di persone da 208.800 a 216.700; quelli dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi da 70.300 a 78.100. I contribuenti, soggetti agli studi di settore nel 2016, sono stati 41.616 (contro i 46.127 dell’anno precedente).

Con le dichiarazioni del 2015 (riferite all’anno d’imposta 2014), le società di capitali della provincia di Lecce registrarono, invece, una perdita del 2,7 per cento per cento (da 488mila a 475mila), le società di persone del 2,3 per cento (da 214mila a 208.800), mentre i compensi dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi diminuirono dell’1,4 per cento (da 71mila a 70.300). Il dato medio dei ricavi e dei compensi scese del 2,3 per cento (da 138.800 a 135.600 euro).

Ancor più drammatico il quadro dell’anno precedente (dichiarazioni 2014, anno d’imposta 2013), quando le società di capitali persero il 5,2 per cento dei ricavi (da 515mila a 488mila); le società di persone il 6,4 per cento (da 228mila a 214mila) e i compensi dei liberi professionisti e dei lavoratori autonomi calarono dell’8,5 per cento (da 78mila a 71mila). Il dato medio dei ricavi e compensi si contrasse del 6 per cento (da 147.700 a 138.800 euro).

«Questi dati – commenta Davide Stasi, dell’Osservatorio economico – testimoniano la ripresa della nostra economia. Una ripresa ancora debole, però, perché questi valori sono ancora lontani dagli anni pre-crisi. Per questo – aggiunge – il recupero del potere d’acquisto delle famiglie e la conseguente ripresa dei consumi interni sono obiettivi imprescindibili per consentire al nostro tessuto economico di lasciarsi, definitivamente alle spalle, gli anni più bui. Solo il ritorno a livelli di spesa più significativi, potrà consentire di riavviare, a pieno regime, la macchina dell’economia provinciale e regionale. Gli studi di settore – spiega Stasi – sono uno strumento del Fisco al fine di rilevare i parametri per la determinazione dei redditi di lavoratori autonomi e imprese. Costituiscono la naturale evoluzione di precedenti meccanismi di determinazione dei ricavi ovvero del reddito dei contribuenti di minori dimensioni. Le finalità sono quelle di contrasto e lotta contro l’evasione fiscale.

Tuttavia, necessitavano di una serie di correzioni. Per questo si è studiato il loro superamento con un indice sintetico di affidabilità fiscale del contribuente. Tale indice è costruito partendo da una serie di indicatori elementari, che dovrebbe permettere al singolo contribuente di conoscere il suo posizionamento nei rapporti con il Fisco e, conseguentemente, potrebbe far indurre l’assunzione di comportamenti maggiormente virtuosi. Dovrebbe scomparire l’attuale adeguamento in dichiarazione al livello di congruità, ma resterebbe la possibilità di indicare in dichiarazione maggiori ricavi al fine di migliorare il valore dell’indicatore sintetico, che – conclude Stasi – potrebbe permettere, a certi livelli, di “conquistare” le forme di premialità che andranno previste».