LECCE – Nel gruppo privato, popolato da centinaia di attivisti, qualcuno avanza l’ipotesi di un sondaggio: è l’ora della resa dei conti  in città. C’è già la richiesta di un sondaggio avanzata da Giovanni Manzo, il più votato del M5S al Comune di Lecce, già responsabile per le elezioni provinciali, insieme a Caterina Vitiello, prima delle non elette alle Regionali, Filippo Pagliara, Antonio Todisco e Daniele Stefanelli. Dalle indiscrezioni che circolano in queste ore, questi e altri attivisti chiedono la graticola regionale per i portavoce Barbara Lezzi e Maurizio Buccarella, probabilmente da tenersi a Bari. Si tratta di un dibattito, con domande e risposte continue, tra attivisti e portavoce, per chiedere spiegazione circa il loro operato. Nei giorni scorsi, a Taurisano, la base ha organizzato un incontro per una riflessione sui risultati di tutta la provincia. I due parlamentari leccesi non si sono presentati, eppure gli attivisti avevano chiesto insistentemente la loro presenza, secondo quanto lamentano in queste ore. Intanto, Barbara Lezzi bolla tutto come inutili polemiche, pettegolezzi che non portano a nulla.

Eppure gli attivisti ricordano di essersi battuti per le comunarie a Lecce, senza alcun risultato, perché alla fine i meetup leccesi hanno fatto tutto da soli, con il sostegno dei parlamentari leccesi. Maurizio Buccarella ha minacciato querela nei confronti di alcuni attivisti che gli avrebbero rivolto delle critiche troppo zelanti,  tese a mettere in luce trame inesistenti. I portavoce vengono accusati, in altre parole, di essersi preparati il terreno delle future politiche avallando le scelte degli amici: come nel caso del sostegno alla candidatura di Valente, che nei primi giorni era molto discussa, visto che in campo c’erano anche altri nomi da scegliere. I portavoce ribadiscono, invece, di essere stati super partes e che i meetup hanno semplicemente seguito le regole del Movimento per la designazione del sindaco, scegliendo senza ingerenze. A causa dei contrasti che si stavano scatenando all’interno dei meetup leccesi, qualcuno chiedeva di risolvere la scelta del sindaco con le democratiche primarie on-line.

Alla fine, Barbara Lezzi chiarì che era inopportuno procedere alle consultazioni della base e che il metodo della scelta dei meetup era il più giusto. Poi, sappiamo com’è andata. Gente che era nella rosa dei possibili aspiranti alla carica di sindaco, come Italo Porcari, e che in un primo momento stava per scendere in lista, ha poi optato per il disimpegno: le polemiche hanno travolto tutto e tutti. Il Movimento 5 Stelle a Lecce non ha raggiunto nemmeno il 7 per cento: in Consiglio Comunale ci entra solo Fabio Valente. I parlamentari non hanno alcuna intenzione di recitare il mea culpa perché, rispetto alle elezioni del 2012, il consenso nei confronti dei pentastellati è aumentato: certo, cinque anni fa il Movimento non era quello che è oggi. «La mancata effettuazione delle comunarie, con le annesse graticole, è da ricondurre alla posizione contraria presa pubblicamente da Maurizio Buccarella e Barbara Lezzi che, di fatto, ha orientato la scelta della maggioranza degli attivisti del capoluogo» – spiegano gli attivisti che chiedono la graticola.

Un segnale di evidente debolezza, secondo i detrattori dei portavoce leccesi, è stato inoltre dato con la presentazione della lista dei candidati consiglieri incompleta, composta da 30 persone e non da 32. «La gestione della netta sconfitta, inoltre, è stata a dir poco discutibile, apparendo con tutta evidenza la opposta valutazione del risultato elettorale, da una parte quella irrealistica dei suddetti parlamentari, che parlano di grande successo, e dall’altra quella realistica della platea di attivisti che parla invece di flop» – spiegano nei propri post alcuni militanti. Valente durante le elezioni ha dichiarato che sperava nel ballottaggio: era un’illusione. Insomma, oggi, le esternazioni di soddisfazione dei parlamentari non sarebbero giustificate: l’incremento rispetto a cinque anni fa è di due punti, ma nel frattempo il M5S si è preso anche Torino e Roma. La negazione della sconfitta fa puntare il dito  con più veemenza contro i parlamentari pentastellati, accusati di fare come i vecchi politici, che non ammettono mai la sconfitta palese. Ora i portavoce sono sul banco degli imputati: alcuni ex amici li accusano di ingerenze. La graticola è pronta, ma i due parlamentari leccesi non sembrano intenzionati a farsi mettere sul banco degli imputati.

Garcin