LECCE – Nuove indagini su una morte sospetta. E’ quella di Elisabetta Graziani, una 68enne originaria di Lequile ma residente a Lecce, deceduta nel settembre del 2014 dopo otto giorni trascorsi in rianimazione al “Fazzi”. Il gip Edoardo D’Ambrosio ha infatti conferito incarico alla dottoressa Chiara Cardelli di eseguire una perizia per accertare eventuali responsabilità a carico del medico di base e di un secondo camice bianco in servizio presso il pronto soccorso iscritti entrambi nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. Le operazioni  scatteranno il 17 novembre. I familiari della vittima hanno nominato proprio consulente Ivano Marchello. I nuovi accertamenti arrivano dopo un’iniziale richiesta di archiviazione a cui è seguita un’opposizione delle parti lese assistite dall’avvocato Stefano Pati. In sede di udienza camerale il gip Vincenzo Brancato aveva disposto nuove indagini; richiesta, infine, accolta dal collega D’Ambrosio. La Procura aveva chiesto l’archiviazione del procedimento alla luce degli esiti di una consulenza eseguita dal medico legale Roberto Vaglio e dal professore dell’Università di Bari Carmine Chiumarulo.

L’indagine era stata avviata con una denuncia dei familiari della donna. I parenti riferivano che la propria familiare non soffriva di particolari problemi di salute. Nella notte del 22 agosto sempre del 2014 avrebbe iniziato ad accusare forti dolori addominali. La 68enne sarebbe stata immediatamente accompagnata in ospedale da un’ambulanza per un consulto medico. Dopo una breve visita sarebbe stata dimessa per una sospetta gastroenterite. Alla Graziani sarebbero stati somministrati dei calmanti e prescritta una cura di antidolorifici nonostante i familiari insistessero affinchè la loro parente venisse sottoposta a qualche esame strumentale, come un’ecografia addominale.

Rientrata a casa, purtroppo, la situazione non sarebbe migliorata. Anzi. Il quadro clinico della Graziani sarebbe peggiorato tant’è che quattro giorni dopo venne nuovamente ricoverata. L’anziana, sempre seguendo il racconto dei parenti, sarebbe stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico nel reparto di rianimazione ma otto giorni dopo il suo cuore cessò ormai di battere. La consulenza medica accertò una presuna peritonite come causa del decesso. Da qui l’apertura di un fascicolo del pubblico ministero Maria Vallefuoco, gli accertamenti, la richiesta di archiviazione e i nuovi atti d’indagine disposti dal gip che ha deciso così di rivitalizzare un fascicolo rimasto silente per anni.

F.Oli.