di Gaetano Messuti

Sin dal 1998, il Comune di Lecce è stato una delle poche amministrazioni in Italia adempienti alla normativa nazionale e regionale in tema di randagismo. Va detto, al riguardo, che il Comune di Lecce si è dotato di un canile sanitario –di pronto intervento- ed è convenzionato con associazioni riconosciute in ambito regionale, che gestiscono un canile-rifugio. Tutto ciò è risultato efficace ed efficiente per far fronte al randagismo a Lecce, grazie anche e soprattutto al grande sforzo profuso dai volontari e dal servizio veterinario. E ciò fino a qualche mese fa, quando il fenomeno ha modificato la sua morfologia, rendendo necessarie delle misure diverse e aggiuntive, oramai improrogabili da parte dell’attuale Amministrazione.

In particolare, il fenomeno in questione, oggi, presenta una dilatazione, che non può essere più gestita sulla base dei provvedimenti precedenti: occorre integrarli sotto gli aspetti finanziari e operativi. A ciò bisogna considerare che, la causa della modifica delle dinamiche del randagismo non è da ascriversi al comportamento dei cittadini leccesi, ma si deve soprattutto e verosimilmente all’abbandono di cani nel capoluogo da parte di cittadini che risiedono nei comuni del circondario. Si tratta di una vera e propria emergenza, rispetto alla quale i cittadini leccesi chiedono al nuovo Sindaco, Carlo Maria Salvemini, di intervenire con forza e giustizia. Da qui, è ovvio che si devono individuare necessarie soluzioni i cui risvolti finanziari non ricadano solo sulla nostra amministrazione. In tale direzione, vanno coinvolti i comuni del circondario del capoluogo non solo per la copertura delle spese aggiuntive, ma anche nella prospettiva di responsabilizzare i veri centri dell’hinterland al fenomeno del randagismo.

In tale prospettiva, il Sindaco Salvemini dovrebbe sollecitare e sensibilizzare sua eminenza il Prefetto affinché concerti un tavolo politico-amministrativo fra tutti i sindaci del circondario leccese, per trovare soluzioni corali, soprattutto sotto gli aspetti economico-finanziari, i quali non possono ricadere solo sull’Amministrazione leccese. In altre parole, non è possibile né pensabile che la soluzione all’allargarsi del fenomeno del randagismo sia quella di un aumento del titolo di spesa da parte del Comune di Lecce: ogni Comune del circondario vi deve contribuire dal momento che il fenomeno in questione coinvolge un territorio molto ampio, che va al di là di quello della sola Amministrazione leccese.