di Francesco Oliva

GALLIPOLI (Lecce) – Si chiude con un’assoluzione piena e con un non luogo a procedere la lunga e complessa vicenda giudiziaria che ha coinvolto cinque carabinieri accusati, a vario titolo, di falsa testimonianza e abuso di autorità, nel processo sul presunto pestaggio di un giovane durante il suo arresto. La parola fine, a distanza di anni, è stata emessa dal giudice monocratico Fabrizio Malagnino che, con un tratto di pena, ha riabilitato l’immagine di cinque stimati carabinieri macchiata per anni da un procedimento penale che pendeva sulla loro testa come una spada di Damocle. Sul banco degli imputati erano finiti: Vincenzo Zuccheroso, 46 anni, di Parabita, in servizio presso il Norm di Gallipoli; Gregorio Panzera, 42, di Muro Leccese, in servizio presso la caserma dei carabinieri del paese; Carmelo Morello, 57, di Martignano; Luigi Paglialonga, 53, di Galatone e Michele Gatto, 54, di Nardò, in congedo. Gli imputati sono stati assolti tutti perchè il fatto non sussiste. Per il solo Gatto, il giudice ha disposto il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per l’accusa di abuso d’autorità a fronte di una richiesta di 2 anni e 6 mesi invocata dal vice procuratore onorario di udienza per tutti gli imputati.

L’intera vicenda ruota attorno alla figura di Torquato Epifani, 38enne originario di Galatina. L’uomo, coinvolto in una serie di indagini, venne raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare nell’aprile del 2009 per una tentata estorsione. Le fasi dell’arresto sarebbero state a dir poco rocambolesche. Ci sarebbe stato un inseguimento concluso con il presunto pestaggio di Epifani che riportò la lesione del midollo della spina dorsale. Per questo episodio Gatto insieme all’allora tenente del Norm di Gallipoli Alessandro Carpentieri finì prima sotto inchiesta e poi in un’aula di Tribunale fornendo la stura per aprire due altri procedimenti: uno per false attestazioni nei confronti di un carabiniere; l’altro disposto dall’allora giudice del Tribunale di Gallipoli, Michele Toriello, che, a conclusione del processo di primo grado contro Gatto e l’allora tenente (quest’ultimo assolto), dispose la trasmissione degli atti in Procura per contestare l’accusa di falsa testimonianza a carico di quattro carabinieri.

Nello specifico gli imputati avrebbero falsamente dichiarato la presenza sul luogo dell’arresto di una pattuglia dei carabinieri della stazione di Neviano ancor prima dell’arrivo del tenente a bordo di una gazzella dei carabinieri di Aradeo. Sullo sfondo venivano ipotizzati presunte coperture, insabbiamenti, omissioni, “dimenticanze” nelle deposizioni rilasciate dai carabinieri nell’udienza del 5 aprile del 2012 nel corso del processo sul presunto pestaggio. Le dichiarazioni giurate, secondo l’impostazione accusatoria, dovevano servire per alleggerire la posizione dei due colleghi e contribuire così ad un verdetto di assoluzione. Da qui la chiusura delle indagini preliminari a firma del procuratore aggiunto Antonio De Donno e il successivo rinvio a giudizio disposto dal gup Giovanni Gallo. In sede di discussione, gli avvocati degli imputati, Luca Laterza, Salvatore Corrado, Luigi Greco e Dimitry Conte, hanno evidenziato come tutti i testimoni (l’allora tenente del Norm di Gallipoli Alessandro Carpentieri e il capitano della Compagnia dell’epoca Stefano Tosi) sentiti nel corso del processo abbiano confermato come sul posto fosse effettivamente arrivata la pattuglia di Neviano e poi la pattuglia di Aradeo con a bordo l’allora tenente Carpentieri. Non sarebbe emersa dunque in maniera netta e inequivocabile alcuna dichiarazione mendace o reticente da parte degli odierni imputati. Le motivazioni della sentenza sono state già depositate.