Nel pomeriggio del 27 aprile 1503 le armate spagnole lasciano la fortezza di Barletta alla volta di Cerignola. Prima tappa dell’avanzata è Canne, dove si fermano per la notte. Le forze iberiche, forti di 6 mila uomini, sono rinforzate da 2 mila Lanzichenecchi tedeschi, agli ordini del loro comandante, Hans Von Ravenstain. Ripresa la marcia il giorno successivo, nella stessa mattina gli Spagnoli raggiungono San Martino, dove il comandante, Consalvo de Cordoba, su consiglio di Prospero Colonna, dispone l’allargamento di un fossato naturale e l’innalzamento di un parapetto rinforzato da pali appuntiti, quali opere di difesa, nonché colloca le artiglierie, consistenti in 20 pezzi, in posizione sopraelevata, protette da 300 archibugieri scelti posizionati sul parapetto, mentre il resto delle forze viene schierato lungo le fortificazioni costruite, con i Lanzichenecchi dislocati nel centro. Fra gli 8 mila uomini del Colonna, mille sono quelli armati con archibugi. Inoltre, gli Spagnoli hanno disposto meglio le loro artiglierie, che nel corso dello scontro si riveleranno determinanti, ed utilizzano il nuovo dispositivo tattico, articolato in colunnelas, o coronelias, elaborato dal de Cordoba. I Francesi, agli ordini del Duca di Nemours, dispongono di un esercito di ben 32 mila uomini, in massima parte inquadrati in reparti di cavalleria pesante, fra i quali 7 mila picchieri, tutti mercenari svizzeri. Le artiglierie ammontano a 40 pezzi.

Nonostante l’enorme disparità delle forze, gli Spagnoli possono contare sulla migliore disposizione tattica, grazie anche all’astuzia del de Cordoba che ha occupato, in precedenza, il colle di Cerignola.

Una doppia carica della cavalleria pesante francese, contro il centro dello schieramento avversario, segna l’inizio dello scontro, tuttavia le artiglierie spagnole ne arrestano l’offensiva grazie al fuoco di sbarramento operato dall’artiglieria. Il successivo affondo francese viene condotto sul fianco destro degli iberici che, però, resistono strenuamente con un fitto fuoco di arresto operato dagli archibugieri, nel corso del quale viene colpito a morte il Duca di Nemours, seminando il panico tra le sue fila. Il capitano dei mercenari svizzeri assume il comando e tenta di rinsaldare le fila francesi, organizzando un’offensiva congiunta degli Svizzeri e della cavalleria. Tuttavia, anche il questo caso, gli archibugieri spagnoli e l’artiglieria arrestano l’assalto ed uccidono il capitano, creando ulteriore scompiglio nelle armate nemiche. A questo punto il de Cordoba ordina la controffensiva della fanteria che dilaga sul teatro bellico. Per i Francesi è una vera e propria disfatta. Nonostante lo scontro sia durato soltanto mezz’ora, si tratta della prima battaglia vinta grazie all’apporto determinante dei pezzi d’artiglieria che, da quel momento, cominceranno ad assumere un’importanza sempre maggiore sul campo di battaglia. In effetti, nel periodo precedente a tale scontro, l’utilizzo tattico dei pezzi d’artiglieria era riservato prevalentemente alla guerra d’assedio. Fu proprio grazie all’impiego fattone dal de Cordoba, durante la Battaglia di Cerignola, che da quel momento consentì alle artiglierie di diventare l’elemento decisivo anche negli scontri campali, e ciò riveste un’importanza particolare dal momento che, all’epoca, ancora non esistevano manuali che ne teorizzassero l’impiego.

 

Cosimo Enrico Marseglia

 

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