GALLIPOLI (Lecce) – Il gip del Tribunale di Lecce Simona Panzera ha archiviato il procedimento a carico dei medici e degli infermieri del reparto di ostetricia-ginecologia dell’ospedale di Gallipoli accusati di omicidio colposo per la morte di un feto avvenuta il 21 marzo del 2015. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Carmen Ruggiero, è stata avviata con una denuncia di una giovane coppia residenti a Gallipoli assistiti dall’avvocato Speranza Faenza. Secondo i querelanti, fino a tre giorni prima il tracciato e l’ecografia non avevano rilevato anomalie. Tutto sembrava procedere senza intoppi e la giovane coppia era in trepida attesa per poter festeggiare la nascita del loro terzo figlio.

Il 21 marzo lo scenario sarebbe mutato. Il primo esame fornì un responso drammatico: il tracciato, ripetuto per due volte con macchine diverse, avrebbe rivelato la completa assenza del battito cardiaco. Tale controllo, secondo quanto denunciato, sarebbe stato effettuato intorno alle dieci della mattina. Soltanto intorno alle cinque del pomeriggio sarebbe stato effettuato il taglio cesareo. A detta della giovane coppia, però, il feto era ancora roseo come se stesse dormendo senza alcuna traccia di alterazione provocata da un soffocamento prima dell’improvviso decesso.

Le carte dell’inchiesta sono finite al macero sulla scorta degli esiti di una consulenza medico legale eseguita dal dottore Ermenegildo Colosimo. Secondo il consulente nominato dalla Procura, la morte del feto è stata detatta da cause naturali e le terapie dei sanitari che ebbero in cura la giovane mamma, dal momento della prima visita ostetrica al momento del parto operativo tramite taglio cesareo, da quanto emerso, si devono ritenere correttamente praticate nonostante la realizzazione di quello che clinicamente ed inevitabilmente si è manifestato sul feto.

Sulla scorta della richiesta di archiviazione del pm, le parti lese avevano presentato opposizione. Il gip Simona Panzera ha ritenuto che non vi fossero le condizioni per procedere de plano all’archiviazione del procedimento fissando una camera di consiglio per valutare l’istanza nel contraddittorio delle parti interessate. E in virtù degli accertamenti e delle argomentazioni difensive, il gip ha condiviso le argomentazioni del medico legale sottolineando nel proprio provvedimento che le cause del decesso del feto si devono individuare nella formazione di un nodo vero di cordone ombelicale. Gli indagati, residenti tra Trepuzzi, Lecce, Casarano, Alliste e Gallipoli, erano difesi dagli avvocati Vincenzo Venneri e Domenico Macrì.

F.Oli.

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