Flavio Carlino, dr. Dottore Commercialista a Racale

“La Sinistra, ‘democraticamente’, ci sta portando alla dittatura”, ha detto il mio parrucchiere durante lo sfoltimento stagionale (anche se c’è ormai poco da sfoltire). Giusta osservazione, la condivido.

Sull’ossimoro, la penso come lui, ma lui è un sofista, un ragionatore sottile e cavilloso, non per diletto. Per necessità. Ha imparato a proprie spese: “avevo novemila euro in banca”, mi dice, “ma Equitalia Spa me li ha pignorati perché non avevo pagato i contributi; volevo pagarli, ma non ce l’ho fatta, troppe tasse”.

Come dargli torto. L’Italia non è più un Paese democratico.

I cittadini si lamentano della presenza di troppi immigrati ed il Parlamento discute di Ius soli; la gente ha paura di uscire di casa ed il Governo continua ad accogliere stranieri senza una seria politica di accoglienza; gli italiani dormono nelle tende mentre la Sinistra ospita gli immigrati nei centri di accoglienza e negli alberghi. Non è tutto. Se pensiamo all’assistenzialismo degli ultimi anni c’è da mettersi le mani tra i capelli.

Lo Stato paga la Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego) a chi perde il lavoro, ma non si chiede mai se il datore di lavoro ha bisogno di una boccata d’ossigeno per andare avanti. Tanto lui può, guadagna tanto e non paga le tasse, è un evasore.

Intanto l’Agenzia delle Entrate “invita” i contribuenti a depositare i documenti per un controllo ed emana diktat, chiamati “avvisi di accertamento”, obbligando le aziende a pagare l’iradiddio sulla base di presunzioni; gli Ispettori del lavoro continuano a controllare le aziende per verificare che le leggi siano state “tutte” pedissequamente applicate e se qualcosa è sfuggito, verbali con cifre a tre, quattro, cinque zeri … e via dicendo.

Facendo il punto della situazione: i datori di lavoro (i nostri coraggiosi imprenditori che investono i propri capitali, e non solo, per portare un tozzo di pane a casa), si fanno i conti della serva e, nella migliore delle ipotesi, concludono che bisogna chiudere le fabbriche ed andare a lavorare all’estero (tornando a fare gli immigrati, come i nostri padri nel dopoguerra, ma con destinazione diversa), nell’Est europeo,  in Albania, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, ecc., dove v’è la certezza che pagheranno meno tasse, meno stipendi e meno contributi e potranno, finalmente, senza burocrazia esasperata ed esasperante, lavorare per dar da mangiare anche ai loro figli.

E con il lieto fine albanese, romeno, bulgaro, ceco, ecc., l’Italia può, definitivamente, dire addio al Capitalismo. Il paradosso? Dopo decenni di regime comunista, l’Est dell’Europa diviene la culla del Capitalismo. Per la gioia di Marx, il regime comunista si stanzia in Italia per poi stabilirvisi definitivamente quando la legge elettorale, approvata democraticamente, consentirà alla Sinistra italiana di inferire l’ultimo colpo allo Stato (o di Stato). Questo il nuovo Manifesto del Partito.

Ormai l’interscambio è inevitabile: via al capitalismo (nei paesi dell’Est), avanti Marx (in Italia).

Parola d’ordine: assistenzialismo e comunismo. Non ho (altre) parole.

Flavio Carlino