LECCE – In manette finì il fratello per una rapina mai commessa. A distanza di anni, i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Lecce hanno condannato il presunto responsabile: Saverio Piazzolla, 30 anni, di Barletta. Il giovane è stato condannato a cinque anni di reclusione (a fronte di una richiesta di 4 anni invocata dal pubblico ministero di udienza, l’aggiunto Elsa Valeria Mignone).

La vicenda potrebbe apparire kafkiana e grottesca se non ci trovassimo di fronte ad un clamoroso caso di default della macchina della giustizia. Donato Piazzolla, fratello dell’odierno imputato (più giovane di quattro anni), finì in manette nel 2010 per una rapina compiuta a Squinzano ai danni della Banca di Roma il 29 novembre del 2007 in compagnia di due complici. L’arresto del giovane si colloca in un’operazione molto più ampia ribattezzata “Little Devil” che fece luce su una serie di assalti compiuti da batterie di pendolari delle rapine. P.D., ritenuto uno dei presunti responsabili, venne identificato ore dopo presso la stazione ferroviaria di Terlizzi (in provincia di Bari). Gli agenti della Polfer del capoluogo di regione fermarono Saverio che, all’atto di esibire i documenti di riconoscimento, avrebbe fornito la carta d’identità del parente stretto.

Già nel corso delle indagini preliminari l’allora avvocato difensore Gioacchino De Cillis chiese che il giovane venisse giudicato in abbreviato condizionato da una perizia antropomorfica. Dai video in mano alla polizia giudiziaria, emergeva una palese difformità tra le sembianze tra l’imputato e l’autore della rapina. La richiesta venne rigettata anche in sede di discussione e P.D. venne condannato nel novembre del 2011 dal gup del Tribunale di Lecce a tre anni di reclusione e al pagamento di una multa di 1200 euro con l’accusa di rapina aggravata. La sentenza fu impugnata e venne così istruito il secondo grado di giudizio dinanzi ai giudici della Corte d’appello.

In tale sede, i giudici hanno ricostruito ed accertato la totale estraneità del più giovane dei due fratelli assolto con formula piena per non aver commesso il fatto. Dalle pieghe delle motivazioni emerge l’assurdità della vicenda processuale (corroborate dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia) che ha visto coinvolto il giovane barlettano arrestato e finito sotto processo per un clamoroso scambio di persona. Da qui la richiesta di risarcimento avanzata allo Stato e la contestuale apertura di un fascicolo a carico del fratello più grande condannato nelle scorse ore. I giudici hanno anche disposto un risarcimento danni in favore della banca rappresentata dall’avvocato Amilcare Tana.