LECCE – Qualche giorno dopo la grave emorragia che ha portato fuori dal partito oltre cento militanti e dirigenti, il Pd si riunisce “per capire e condividere la possibilità che il partito possa lavorare unito, con i nuovi sindaci eletti, discutendo sui contenuti”. Il rischio è di non essere compresi dalle persone e di diventare un piccolo partito fagocitato da veleni e lotte personali. Ora che non ci sono i dalemiani e una parte importante della vecchia segreteria è fuoriuscita, chi è rimasto cerca di svelenire il clima. “La segreteria provinciale non ha garantito una vera presenza sui territori – attacca Ada Fiore – Il segretario che si dimette il giorno dopo le elezioni e questo fa riflettere: ha lavorato davvero per queste elezioni? Il 9 per cento è un dato basso, anche se bisogna tenere presente che molti militanti hanno scelto altre liste”. Gli esponenti della segreteria che ha preceduto Piconese sono tornati, da un giorno all’altro, alla ribalta: ora hanno campo libero. I rancori restano: Sergio Blasi ha attaccato indirettamente Mdp e ha spiegati che continueranno a dividersi. Nel Pd tutte le rimanenti aree cercano di ricompattarsi: renziani, seguaci di Emiliano e area Orlando.

Entro la prossima settimana sarà nominato il commissario, che non sarà un leccese, secondo quello che trapela in queste ore, e non sarà nemmeno pugliese. Mentre per la corsa alla segreteria provinciale ci sono tanti nomi in campo, tra cui Giuseppe Taurino, Andrea Romano e Ada Fiore. “Non è il tempo delle polemiche. Chi è andato via ha fatto la sua scelta anche se voglio ricordare che fra loro molti non erano mai stati nel Pd – spiega la viceministra Teresa Bellanova nell’incontro di questa mattina in via Tasso – Questa sala così gremita e la partecipazione di oggi così convinta racconta un’altra storia: nel Salento il Partito c’è, c’è una comunità politica che intende rilanciare a pieno la sua azione territoriale e che considera le differenze al suo interno un valore importante e da difendere”. I Dem vogliono essere protagonisti anche con la giunta Salvemini, ma il nuovo sindaco ha già annunciato che molti resteranno delusi.

Intanto, nel partito continuano a coesistere renziani e personaggi politici che ritengono Renzi una iattura: quanto potrà durare la convivenza col renzismo, così tanto simile al culto del leader di berlusconiana memoria? “Inutile nasconderlo – ha proseguito la viceministra – tra di noi esistono differenze anche programmatiche ma non è questo il punto. Il punto è essere capaci del riconoscimento reciproco. E’ necessaria un’azione politica sul territorio e la voglia di essere una forza capace di incidere sulle agende amministrative, non fa differenza se dai banchi di maggioranza o di opposizione, grazie alla qualità della proposta. Una forza politica che riconosca l’azione in Parlamento e al Governo come un grande valore da sostenere, creando opportuni momenti di discussione nelle nostre città e con la nostra comunità
e i cittadini perché le istanze che arrivano dal territorio possano tradursi in azione politica e istituzionale e si ampli e si rafforzi la nostra
capacità di parlare a tutti i settori della società salentina. In questi mesi abbiamo sottolineato l’urgenza di rafforzare e moltiplicare l’azione
dei circoli per essere un partito pensante al servizio delle comunità e perché è anche nei Circoli che si radica una nuova classe dirigente. Il lavoro da fare è tanto ma non ci spaventa, ci entusiasma. Buon lavoro a tutti noi”.

Garcin

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