di Gaetano Gorgoni

LECCE – Riusciranno a restare uniti? Questa è la domanda che tutti i cronisti si fanno nella lunga notte dei fittiani. Direzione Italia si regge su colonne che a Lecce scricchiolano per i mal di pancia. Saverio Congedo ha spianato la strada al cognato per un eventuale piano B. Considerando il fatto che il partito di Fitto, allo stato attuale, non può che allearsi con Fratelli d’Italia, l’ex sindaco ha due strade: capire se si può infilare nei sette seggi che Meloni e Salvini potrebbero concedere all’ex ministro di Maglie o emigrare tra gli ex aennini. Paolo Perrone ci sta lavorando da tanto tempo: è diviso tra restare o andare, come molti altri tra i fittiani. Anche se un passaggio del genere creerebbe non poche difficoltà all’attuale segretario provinciale di Fratelli d’Italia, visto che esiste un accordo preciso sulle postazioni salentine: Pierpaolo Signore nella casella della Camera e Saverio Congedo al Senato. È una lotta per la sopravvivenza politica. Ad ogni modo, per entrare in Parlamento dalla porta di Direzione Italia, bisognerà fare i conti con Roberto Marti, che ha dimostrato di essere ancora forte a Lecce. Brucia all’ex sindaco l’aver perso influenza sulla sua città: ora cerca il riscatto alle politiche. Però, tra due anni Perrone potrebbe tentare di ricandidarsi nella città che ha governato per 10 anni, secondo alcuni amanti delle scommesse politiche. Il potere dà dipendenza.

Questa tesi potrebbe diventare realtà solo se Perrone dovesse restare fuori dal Parlamento. Ma c’è chi è convinto che Carlo Salvemini non durerà tanto. La congiura è pronta: il centrodestra è sicuro che il primo cittadino non avrà i numeri (sarà costretto a fare ricorso). Lo lasceranno campare fino a marzo, massimo aprile del 2018, secondo i piani, poi sul bilancio preventivo gli daranno il benservito: la coalizione, che è passata all’opposizione al ballottaggio pur essendo maggioranza al primo turno (52 per cento), è convinta di avere tra le mani le sorti del primo cittadino. Nel centrosinistra, però, preparano le contromosse: sono convinti di poter portare dalla loro parte ben tre consiglieri. Inoltre, circolano indiscrezioni su una possibile assegnazione dei seggi sulla base della vittoria al ballottaggio di Salvemini: quindi la maggioranza dei seggi (17). Questo permetterebbe la sopravvivenza del sindaco che ha espugnato la città dopo 20 anni. C’è anche da dire che il momento di scontentezza dei fittiani potrebbe essere propizio per attrarre “franchi tiratori” in grado di far campare il primo cittadino molto più a lungo delle aspettative.

Secondo alcune indiscrezioni, lo sbarramento per il calcolo da attribuire al sindaco che ha vinto il ballottaggio, costituito dai voti validi, verrà effettuato sommando tutti i voti presi al primo turno dai candidati sindaci con i voti presi dai due sindaci al ballottaggio diviso due. 
Se il risultato supera la somma dei voti presi dalla coalizione di Giliberti al primo turno, il Presidente dell’ufficio elettorale può attribuire il 60 per cento dei seggi al candidato vincitore del ballottaggio. Tra l’altro, sembra che siano stati ritrovati 300 nuovi voti a favore di Salvemini.

Si naviga a vista, dunque, in attesa del verdetto sul numero di consiglieri che popoleranno l’Aula. Intanto, gli interrogativi sul futuro di Mauro Giliberti restano in piedi: vorrà sfidare tutti i suoi accoltellatori del primo turno restando in campo e poi ricandidandosi? Per ora sembra che l’inviato di Porta a Porta voglia accettare il posto offerto da Carlo Salvemini. La passione per la politica del giornalista potrebbe essere più forte di tutto. Fare il presidente del Consiglio (per 2000 euro al mese) frutta di meno di un posto in Rai, ma Giliberti potrebbe avere voglia di riscatto e riprovare la corsa. Ad ogni modo, se lo farà, dovrà farlo con un suo movimento. Gaetano Messuti questa volta difficilmente si farà da parte. È proprio questo il problema del centrodestra: come rimettersi insieme e su quale nuova proposta, visto che quella del “papa straniero” non ha funzionato. Un attacco proditorio dall’interno ha stroncato al primo turno quella che sembrava la grande intuizione per l’unità. Il buio è ancora fitto per Direzione Italia e per il centrodestra leccese.