LECCE – Queste ore sono dedicate all’analisi del voto delle amministrative, tra conferme (poche) e cambiamenti (tanti) ci sono tanti dati che non posso essere presi come dati generali ma sono necessariamente legati a situazioni territoriali. Lo dichiara il Senatore Accademico e Membro della segreteria provinciale GD delega all’Università, Davide Manfreda.

Appare però chiaro che all’interno del centrosinistra,in questo momento di difficile comprensione, vi è una duplice lettura del dato elettorale: da un lato chi punta il dito verso una leadership nazionale incapace di attrarre l’elettorato, dall’altra chi caldeggia invece un Partito Democratico come unica (e molte volte solitaria) via per il rinnovamento.
I dati numerici però parlano chiaro, laddove è stata cercata un’alleanza marcatamente di sinistra, o non è stata trovata una “quadra” oppure si è perso, probabilmente perché si è avvertita la mancanza di reale novità.

Dove invece il Partito Democratico è riuscito a rappresentare più che l’unita’, il cambiamento vero e radicale, il centrosinistra vince. Prova ne è il “miracolo leccese”, dove l’allargamento a un movimento civico, che al suo interno portava istanze poco politiche e molto urbane e vicine ai cittadini si è vinto,nonostante l’iniziale svantaggio e a fronte di un’altra candidatura a sinistra.Ecco perché a parere di molti, parere che mi sento di condividere, più che ripartire da una forzata unità che non convince più nessuno, il Partito Democratico deve ripartire dal proprio programma per le città.

Dobbiamo quindi tornare a parlare e in seguito a costruire, un impianto di servizi per i cittadini, che vada dal verde pubblico, ad un serio piano caso per caso per le zone industriali, alla ristrutturazione dei nostri bellissimi borghi fino all’abbassamento delle tasse, dobbiamo parlare di problemi reali e soluzioni realizzabili, e realizzare l’Italia che immaginiamo città per città e paese per paese, e il Salento non deve essere da meno. E’ inutile avvitarci in elucubrazioni politiche su possibili alleanze, colpe e personalismi che non interessano più nessuno.

E’ per questo che, anche in risposta al segretario Andrea Ciardo, più che la convocazione della disomogenea galassia del centrosinistra, dobbiamo puntare ad un rafforzamento del nostro programma, ad una comunicazione più efficace e comprensibile, e al ritorno ad una visione maggioritaria del partito. Testa bassa e al lavoro quindi, senza inseguire tutte le “primedonne “ e i micromovimenti che invece di parlare di problemi reali, agitano un feticcio novecentesco, dobbiamo puntare, ed è questo il vero cambiamento, AD UNIRE GLI ELETTORI, NON GLI ELETTI, nel segno del civismo applicato ad una visione progressista.

Nonostante il nostro coraggio, e in particolare quello dei nostri giovani candidati, i risultati seppur con un buon numero di preferenze non hanno premiato nemmeno noi Giovani Democratici, che troppe volte siamo rimasti inerti di fronte ad una gestione fallimentare (e dimissionaria) del partito locale, lontanissima dai cittadini e mirata a fare quanti più danni possibili in sede di scissione. E’ per questo che dobbiamo autoconvocarci, e riflettere profondamente se essere pungolo di cambiamento e proposta del PD o accodarci alle logiche “dei grandi” ormai lontanissimi dalle nostre esigenze e da quelle dei giovani come noi.