di Gaetano Gorgoni

LECCE – A poche ore dalla proclamazione dei consiglieri comunali, continuano ad affastellarsi commenti e pronostici su come andrà a finire la vicenda dell’anatra zoppa. Ci sono pubblicazioni e interventi autorevoli che non fanno ben sperare per il sindaco Carlo Salvemini. Abbiamo ascoltato gli “addetti ai lavori” per capire se il primo cittadino potrà confidare in una maggioranza di almeno 17 consiglieri, ma il verdetto degli amministrativisti e dei giuristi che abbiamo consultato è stato unanime: “l’anatra continuerà a zoppicare”. È tranchant anche l’avvocato Gianluigi Pellegrino, da sempre vicino al centrosinistra: “Mi sembra che la legge non dia spazio a interpretazioni fantasiose: lo spirito è quello di garantire la rappresentatività in Consiglio rispetto alla governabilità”. In altre parole, a dispetto delle voci che vorrebbero l’assegnazione della maggioranza al sindaco sulla base di un calcolo congiunto col ballottaggio, la maggioranza in Consiglio Comunale resterebbe nelle mani del centrodestra: Carlo Salvemini dovrebbe prodigarsi per trovare una soluzione politica.

La legge spiega a chiare lettere che il sindaco uscente non può usufruire del premio di maggioranza quando una lista avversaria o un raggruppamento avversario abbia già raggiunto e superato il 50 per cento dei voti. Secondo Gianluigi Pellegrino, autorevole amministrativista che scrive su Repubblica, un’interpretazione fuori dallo spirito della legge sarebbe addirittura problematica per il centrosinistra, perché scatenerebbe i ricorsi e metterebbe a rischio la sopravvivenza del Consiglio comunale eletto.

“Da una prima lettura delle norme prevale il principio di rappresentatività – chiosa Pellegrino – La famosa sentenza del Consiglio di Stato, che viene spesso citata a sinistra, affronta solo in maniera incidentale un’ipotesi come quella leccese. Dà un suggerimento, ma non entra nel dettaglio della ripartizione dei seggi. La scelta di attribuire la maggioranza al centrosinistra dovrebbe essere ben motivata sotto il profilo del metodo e dal punto di vista giuridico. Altrimenti sarebbe un gigante con i piedi d’argilla. Non sarebbe un bene una sentenza non basata su valide motivazioni giuridiche: sarebbe un danno per il centrosinistra. Anche a Catania c’è stato un caso simile ed è stato risolto politicamente. Un’interpretazione troppo lontana dal diritto darebbe una maggioranza temporanea al centrosinistra e scatenerebbe i ricorsi che avrebbero molte possibilità di essere accolti”.

A conferma di questa lettura della vicenda da parte di autorevoli giuristi c’è anche la pubblicazione dell’avvocato Pietro Quinto su una rivista scientifica. Un approfondimento giurisprudenziale sul fenomeno dell’«anatra zoppa» nei Comuni al di sopra di 15.000 abitanti (tra i quali è compreso Lecce), edito da “LexItalia”, che risolve con chiarezza la vicenda. Nel fare il punto della questione interpretativa l’avvocato Quinto ha esaminato la recente sentenza del Consiglio di Stato (maggio 2017), che, pur riferendosi per il calcolo dei voti validi anche ai voti conseguiti dal sindaco nel turno del ballottaggio non modifica i criteri applicativi dell’art. 73 del T.U. della Legge Comunale, secondo cui al sindaco eletto al secondo turno è attribuito il premio di maggioranza del 60 per cento, “a condizione che nel primo turno una lista o raggruppamento di liste non abbia conseguito la maggioranza di voti validi espressi nel medesimo turno”.

Insomma, il significato letterale della legge (ed anche lo spirito, secondo molti giuristi) sembra induscutibile. Pietro Quinto, nel citato articolo, spiega chiaramente che i due segmenti (voti al primo turno per le liste e voto del secondo turno per i sindaci) non sono cumulabili, come vorrebbero alcune voci che in queste ore si stanno diffondendo nei corridoi di Palazzo Carafa. “La ratio legis non prevede di cumulare differenti segmenti procedimentali – chiarisce l’avvocato Quinto – Il nostro non è un sistema presidenziale puro, dove il sindaco si porta i suoi uomini: qui la legge vuole garantire il principio della rappresentatività in Consiglio, attribuendo il premio di maggioranza solo qualora ricorrano determinate condizioni”.

“Avendo la coalizione di centrodestra superato il 50 per cento al primo turno, dal mio punto di vista il premio di maggioranza non può essere assegnato al centrosinistra. Mi pare assai improbabile una differente interpretazione delle disposizioni, che andrebbe al di là della ratio legis” – chiosa il professore dell’Università del Salento Fernando Greco, che in passato si è occupato di sistemi elettorali.

Il professore dell’Unisalento Luigi Melica, invece, non si avventura nell’interpretazione della legge ma afferma: “Fermo restando il rispetto per le autorevoli opinioni dei colleghi circa la chiarezza della legge, ritengo tuttavia che quest’ultima, essendo prevalentemente incentrata sulla governabilità e sulla figura centrale del sindaco, entri in contraddizione con se stessa ai limiti dell’incostituzionalita laddove contempla l’ipotesi di un sindaco che vince al ballottaggio e non ha una maggioranza. Del resto la Corte Costituzionale si è espressa sul porcellum spiegando che le elezioni amministrative sono cosa ben diversa dalle politiche. Quindi, per le prime potrebbe prevalere il principio di governabilità anche a scapito della rappresentatività. D’altra parte non mi scandalizzo se i canditati al Consiglio che si apparentano con un candidato sindaco che non riesce a vincere al primo turno e perde al ballottaggio, poi possano essere in qualche modo penalizzati da tale soccombenza”.

La giurisprudenza fino ad oggi si è sempre espressa a favore del significato letterale: sarebbe una forzatura interpretarla nel senso della garanzia di governabilità. L’unica strada potrebbe essere porre la questione di legittimità costituzionale su una legge che mette in grande difficoltà un sindaco che vince al ballottaggio, ma si ritrova con una maggioranza che è del colore opposto al suo. Il professore Pierluigi Portaluri preferisce non esprimere la propria opinione per non influenzare il lavoro della Commissione elettorale: stessa scelta anche per il professore Ernesto Sticchi Damiani. Il centrodestra, secondo il risultato del primo turno, dovrebbe totalizzare 17 consiglieri ed essere in maggioranza in Consiglio, se i calcoli restano quelli delle prime ore. Nulla quaestio, insomma, sull’interpretazione della legge: questo è quello che pensano gli amministrativisti e alcuni giuristi. Poi, bisognerà attendere il verdetto della Commissione elettorale per capire se ci sono altri modi di leggere la normativa, che fino ad oggi sono sfuggiti.

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