CAMPI SALENTINA (Lecce) – Cinque anni di reclusione per aver travolto e ucciso una giovane donna con tracce di cocaina nel sangue. E’ questa la richiesta invocata dal pubblico ministero Giovanni Gagliotta nei confronti di G.F., 29enne di San Cesario, accusato della morte di Stefania Spagnolo, 35enne di Campi Salentina. L’accusa è di omicidio colposo aggravato. Il reato di omicidio stradale non era ancora entrato in vigore. L’incidente, infatti, risale alla vigilia dell’Immacolata del 2015 sulla strada statale 101 che collega Lecce con Gallipoli. Lo scontro si verificò all’altezza dello svincolo per Maglie, in località denominata “Caradonna”.  La donna si trovava alla guida della sua macchina, una Fiat 500 vecchio modello, e si stava dirigendo verso il capoluogo. Secondo quanto ricostruito, una Saab avrebbe tamponato l’utilitaria.

La violenza dello scontro fra i due mezzi causò la rottura del serbatoio della Fiat, finita nel frattempo contro il guardrail: in pochi minuti l’auto diventò una gabbia di fuoco. Tanti automobilisti, atterriti dalla scena, tempestarono di chiamate la centrale operativa dei vigili del fuoco. I caschi rossi, arrivati sul posto dal comando provinciale di viale Grassi, spensero le fiamme recuperando il corpo della donna dalle lamiere. Ormai era irriconoscibile. Il fuoco l’aveva carbonizzato completamente. Stessa sorte toccò al cane che era con lei. Un’ambulanza del 118, invece, soccorse G.F., 29enne originario di San Cesario, alla guida della Saab. Il giovane venne accompagnato presso il pronto soccorso dell’ospedale “San Giuseppe” di Copertino, dove i medici gli diagnosticarono un politrauma.

Gli investigatori lavorarono a lungo per risalire all’identità della conducente dell’utilitaria, visto che il fuoco aveva completamente distrutto tutti i suoi effetti personali. Solo attraverso il microchip del cane, i poliziotti riuscirono a dare un nome alla vittima. Nel corso del processo che si sta celebrando in abbreviato, il gup Simona Panzera ha disposto una perizia nominando il medico legale Alberto Tortorella. Il dottore ha confermato che al momento del prelievo del campione ematico fosse presente un valore di metabolita della cocaina molto alto; tale dato farebbe ritenere che l’incidente si sarebbe verificato quando l’effetto stupefacente era ancora presente.

Una tesi confutata dall’avvocato difensore dell’imputato, il legale Ferruccio Palazzo (del Foro di Brindisi), sulla base di una valutazione: la presenza del metabolita e non del principio attivo della cocaina farebbe supporre un effetto ormai sfumato dello stupefacente sul proprio assistito. La sentenza è prevista per i prossimi giorni. Un fratello e il compagno della vittima si sono costituiti parte civile rispettivamente con gli avvocati Cinzia Stefanizzi e Silvia De Maglio.

F.Oli.

 

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