CAMPI SALENTINA (Lecce) – Tre anni di reclusione (a fronte di una richiesta di cinque) per aver travolto e ucciso una giovane donna. E’ questa la condanna inflitta a G.F., 29enne di San Cesario, accusato della morte di Stefania Spagnolo, 35enne di Campi Salentina dove si era trasferito dopo aver vissuto per anni a Porto Cesareo. Il reato ipotizzato era quello di omicidio colposo aggravato dall’uso di sostanze psicotrope. Il conducente, infatti, venne trovato positivo alla cocaina. Nel dispositivo, però, il gup Simona Panzera non inserisce commi e la sentenza, nella sua interezza, non chiarisce l’eventuale contestazione di aggravanti. I dubbi potrebbero essere sciolti con il deposito della sentenza previsto per i prossimi 90 giorni.

L’imputato è stato comunque interdetto dai pubblici uffici per cinque anni ed è stata disposta la sospensione della patente per un anno. L’incidente risale alla vigilia dell’Immacolata del 2015 sulla strada statale 101 che collega Lecce con Gallipoli. Lo scontro si verificò all’altezza dello svincolo per Maglie, in località denominata “Caradonna”.  La donna si trovava alla guida della sua macchina, una Fiat 500 vecchio modello, e si stava dirigendo verso il capoluogo. Secondo quanto ricostruito, una Saab avrebbe tamponato l’utilitaria.

La violenza dello scontro fra i due mezzi causò la rottura del serbatoio della Fiat, finita nel frattempo contro il guardrail: in pochi minuti l’auto diventò una gabbia di fuoco. Tanti automobilisti, atterriti dalla scena, tempestarono di chiamate la centrale operativa dei vigili del fuoco. I caschi rossi, arrivati sul posto dal comando provinciale di viale Grassi, spensero le fiamme recuperando il corpo della donna dalle lamiere. Ormai era irriconoscibile. Il fuoco l’aveva carbonizzato completamente. Stessa sorte toccò al cane che era con lei. Un’ambulanza del 118, invece, soccorse G.F.. Il giovane venne accompagnato presso il pronto soccorso dell’ospedale “San Giuseppe” di Copertino, dove i medici gli diagnosticarono un politrauma.

Gli investigatori lavorarono a lungo per risalire all’identità della conducente dell’utilitaria, visto che il fuoco aveva completamente distrutto tutti i suoi effetti personali. Solo attraverso il microchip del cane, i poliziotti riuscirono a dare un nome alla vittima. Nel corso del processo il gup Simona Panzera ha disposto una perizia nominando il medico legale Alberto Tortorella. Il dottore ha confermato che al momento del prelievo del campione ematico fosse presente un valore di metabolita della cocaina molto alto; tale dato farebbe ritenere che l’incidente si sarebbe verificato quando l’effetto stupefacente era ancora presente.

Una tesi confutata dall’avvocato difensore dell’imputato, il legale Ferruccio Palazzo (del Foro di Brindisi), sulla base di una valutazione: la presenza del metabolita e non del principio attivo della cocaina farebbe supporre un effetto ormai sfumato dello stupefacente sul proprio assistito. Una questione dirimente per la contestazione di eventuali aggravanti che il dispositivo non ha chiarito del tutto. Un fratello e il compagno della vittima si sono costituiti parte civile rispettivamente con gli avvocati Cinzia Stefanizzi e Silvia De Maglio.

F.Oli.

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