LECCE – Dopo Galatina, Novoli e Campi Salentina, a Lecce arriva “A porte aperte”. Una iniziativa di Arci Lecce che punta a favorire l’incontro tra i rifugiati e richiedenti asilo presenti in città e i cittadini.

Mercoledì alle 20, in via Mazzarella n°15 si apriranno letteralmente le porte dell’appartamento al secondo piano nel quale vivono un gruppo di ragazzi rifugiati che sono stati accolti all’interno di un progetto Sprar curato da Arci Lecce. Per chi vorrà conoscerli, parlare con loro e con gli operatori che si occupano di aiutarli a crearsi una nuova vita nel nostro paese, è un’occasione preziosa.

E poi, perché l’incontro, il dialogo e la conoscenza, in tutti i paesi del mondo, sono più facili davanti a una tavola imbandita, a tutti sarà offerta una degustazione dei cibi della tradizione dei paesi d’origine dei ragazzi.

L’iniziativa “A porte aperte” – si legge nel comunicato – è stata pensata e realizzata da Arci proprio per promuovere l’incontro tra la comunità dei migranti accolti nella sua rete salentina e le popolazioni locali. Si affianca ad altre esperienze già vincenti, come “A tavola con noi” (che durante le ultime festività natalizie ha portato più di cento migranti ad essere invitati a pranzo o a cena nelle case dei salentini) o come “Soffio Verde” (un progetto che vede fianco a fianco migranti e associazioni locali per la riqualificazione degli spazi a verde nei Comuni che ospitano progetti Sprar o Cas.

“Il nostro compito è favorire l’incontro tra i migranti e i cittadini dei paesi del Salento che li ospitano – dichiara Anna Caputo, presidente di Arci Lecce (nel riquadro) – È necessario per noi che le comunità sviluppino una conoscenza diretta delle famiglie migranti che sono diventate loro vicine di casa, una conoscenza che comprende la storia che queste famiglie hanno vissuto, le difficoltà che le hanno spinte a migrare, ma anche quegli aspetti, come la gastronomia, che sono sicuramente veicoli di interazione, curiosità reciproca, incontro. La migrazione è un fenomeno con il quale il nostro paese e anche il Salento stanno facendo i conti. Di fronte a questo occorre lavorare perché si sviluppi un rapporto positivo di integrazione, dal quale la comunità locale può guadagnare in termini di crescita sociale e culturale”.