PORTO CESAREO (Lecce) – Un inferno lungo oltre dieci anni tra le pareti domestiche sfociato con uno sfregio in pieno volto. E per il marito violento è arrivata la donna anche in secondo grado: 4 anni di reclusione. La sentenza è stata emessa dalla sezione promiscua della Corte d’appello presieduta dal giudice Riccardo Mele. Sul banco degli imputati era finito F.M., 37enne di Porto Cesareo, raggiunto nel corso delle indagini dalla misura di allontanamento dalla casa familiare con divieto di avvicinamento alla persona offesa, una 35enne residente a Lecce.

L’indagine, come avviene per simili procedimenti, è stata avviata con una denuncia della donna che si è rivolta al Centro Antiviolenza Renata Fonte per raccontare le sevizie, gli abusi e i soprusi subiti per anni. La donna, assistita dall’avvocato Stefania Mercaldi, ha raccontato il clima di terrore che si respirava tra le mura di casa. Minacce, maltrattamenti, offese. Non solo vessazioni psicologiche ma anche fisiche rimaste con segni permanenti sul corpo della donna. In una circostanza F.M. avrebbe lanciato un piatto contro la moglie colpendola in pieno volto e procurandole una cicatrice richiusa con 18 punti di sutura. Uno sfregio, purtroppo, tuttora ben visibile sul volto della donna.

In un’altra occasione la persona offesa sarebbe stata aggredita, sbattuta ripetutamente con la testa contro il letto in ferro battuto. In altre circostanze, F.M. l’avrebbe schiaffeggiata fino a farla sanguinare. Una sequela di maltrattamenti poi confluiti in una denuncia che ha trovato una prima sponda con la sentenza di primo grado emessa dal gup Alcide Maritati e una successiva conferma in Appello. L’imputato era difeso dall’avvocato Giuseppe Romano.

F.Oli.



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