NARDO’ (Lecce) – Tredici condanne e la contestazione dell’accusa di riduzione in schiavitù nel processo che entra di diritto nella storia recente della giurisprudenza italiana avviato dopo l’indagine “Sabr”, una delle inchieste spartiacque sul presunto sfruttamento dei lavoratori stagionali destinati alla raccolta di pomodori e angurie nelle campagne di Nardò. La sentenza è stata emessa dai giudici della Corte d’assise di Lecce (presidente Roberto Tanisi) dopo circa cinque ore di camera di consiglio. I giudici hanno inflitto undici anni di reclusione a Pantaleo Latino, 60 anni, di Nardò, accusato di essere stato il promotore e l’organizzatore dell’associazion; Livio Manfoldo, 48 anni, di Nardò; Giovanni Petrelli, 55 anni, di Carmiano; Ben Mahmoud Saber Jelassi, 46 anni, tunisino; Meki Adem, 56 anni, sudanese; Aiaya Ben Bilei Akremi, 33 anni, tunisino; Yazid Mohamed Ghachir, 49 anni, algerino; Saeed Abdellah, 31 anni, sudanese; Ben Abderrahma Sanbi Jaquali, 47 anni, tunisino; Rouma Ben Tahar Mehdaoui, 42 anni, tunisino e Nizar Tanja, 40 anni, sudanese.

Tre anni, infine, sono stati inflitti a Marcello Corvo, 54 anni, di Nardò e ad Abdelmalek Aibeche. Le accuse, a vario titolo, erano quelle di associazione per delinquere, riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, l’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, estorsione e falso. Il reato di riduzione in schiavitù era stato inizialmente contestato dalla Dda di Lecce, poi annullato dal Riesame e nuovamente contestato dalla Procura nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Sono tre le assoluzioni: Corrado Manfredi, 63 anni, di Scorrano, difeso dall’avvocato Vincenzo Blandolino; Giuseppe Mariano, 78 anni, di Porto Cesareo, rappresentato dall’avvocato Antonio Romano; Salvatore Pano, 60 anni, di Nardò, assistito dall’avvocato Giuseppe Bonsegna. Per due lavoratori, assistiti dagli avvocati Maurizio Scardia e Francesco Polo, è stata disposta una provvisionale di 10mila euro; di 7mila e 500 euro per la Regione Puglia assistita dall’avvocato Anna Grazia Maraschio.

“Vittoriaaaa! È appena uscita la sentenza del processo Sabr. Condannati a 11 anni imprenditori e caporali per reato di riduzione in schiavitù. La prima condanna per schiavitù in Europa. È una vittoria per i lavoratori e per l’Italia tutta intera, una vittoria alla Davide contro Golia. Giustizia è stata fatta!”. Il post è stato pubblicato subito dopo la lettura della sentenza da Yvan Sagnet, (una delle parti civili assistite dall’avvocato Viola Messa), un lavoratore di origini camerunensi diventato in breve il simbolo di una protesta su scala nazionale. Fu proprio la sua denuncia a mettere in moto le indagini e ad alzare il velo sugli ingranaggi di un sistema rodato e consolidato da anni. Gli accertamenti condotti dai carabinieri del Ros di Lecce culminarono con l’arresto di 22 persone nell’ambito nel maggio del 2011 con l’operazione Sabr (dall’appellativo con cui era conosciuto un imputato). Gli investigatori consentirono di smantellare una presunta organizzazione verticistica composta da caporali e imprenditori che avrebbero gestito lo sfruttamento nei campi, in particolare presso masseria “Boncuri”, vera e propria enclave per il lavoro nei campi per poche decine di euro al giorno.

I militari documentarono con filmati e intercettazioni le condizioni disumane di lavoro dei migranti nei campi in particolare nella raccolta delle angurie. Determinanti per svelare il malaffare si rivelarono le dichiarazioni di alcune vittime coraggiose nel denunciare le condizioni di vita disumane cui erano stati sottoposti nelle campagne di Nardò. I lavoratori stranieri erano impiegati nei campi di raccolta retribuiti con paghe tra i 22 e i 25 euro al giorno, con un orario di lavoro di 10-12 ore al giorno. L’istruttoria particolarmente lunga si è fondata sulle deposizioni degli imputati e delle tante persone offese.

Ruoli e compiti degli imputati vennero delineati dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone nel corso della requisitoria in cui la pubblica accusa ha evidenziato l’indifferenza delle istituzioni per un problema mai realmente affrontato nelle agende della politica locale. I cittadini stranieri avrebbero avuto funzioni di “caporali” e di controllori-guardiani dei lavoratori. Il pool di avvocati era completato dagli avvocati Raffaele Di Staso, Ezio Maria Tarantino, Francesco Galluccio Mezio, Lucio Calabrese, Amilcare Tana, Silvia Sabato, Fabio Corvino, Salvatore Donadei, Vincenzo Perrone, Antonio Luceri. Tra le parti civili comparivano anche la Cgil nazionale, Flai Cgil, (sempre assistite dall’avvocato Viola Messa), la Camera del lavoro e l’associazione “Finis terrae”.

F.Oli.

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