Un momento della conferenza stampa

CAVALLINO (Lecce) – Se avesse voluto effettivamente spaventare avrebbe potuto solo far vedere l’arma, esplodere un colpo in aria o mirare alle gomme. E invece, no. Ha puntato la pistola contro il suo rivale ben consapevole di poter mettere in pericolo l’incolumità altrui. E’ uno dei passaggi (sintetizzati) con cui il gip Cinzia Vergine motiva nella propria ordinanza la convalida del fermo confermando la custodia cautelare in carcere di Ivan Franco, il 32enne di Cavallino, accusato di aver ferito il compaesano F.C., di tre anni più giovane, per una donna contesa. Il giudice sottolinea che i colpi di pistola (una magnum 357) avrebbero potuto causare danni ancora più gravi anche letali. Un’ipotesi suffragata dalle posizioni dei due giovani: l’aggressore in piedi e la vittima seduta nell’abitacolo dell’auto.

Eppure Franco, nel corso dell’udienza di convalida, ha riferito di non aver voluto far del male, di aver agito perché si è sentito tradito da un amico di vecchia data e per una sorta di mancanza di rispetto. Anche su queste dichiarazioni, il gip dedica alcune riflessioni rimarcando come l’arrestato non abbia colto la futilità della propria azione mancando di dimostrare una sia pur minima resipiscenza. Anzi, a voler dirla tutta, Franco avrebbe rimarcato il torto subìto, a suo dire, assolutamente grave da un amico fraterno nonostante le continue sollecitazioni del gip a ripensare lucidamente sulla propria condotta. Non solo le fasi dell’azione. Nell’ordinanza emergono anche fatti inediti alle cronache sui momenti che hanno preceduto la sparatoria. Franco, non appena saputo che il rivale aveva mandato un messaggio alla donna “contesa” avrebbe raggiunto la propria abitazione per prelevare l’arma con l’intenzione di “spaventarlo”.

L’indagine è stata coordinata dagli agenti della Squadra mobile di Lecce, guidati dal dirigente Alberto Somma con al collaborazione dei colleghi della stazione di Cavallino, al comando del luogotenente Riccardo De Bellis. Subito dopo la sparatoria Franco è sparito dalla circolazione. Si è reso irreperibile per giorni prima di costituirsi presso la caserma dei carabinieri ponendo così autonomamente fine alla propria latitanza. Depositata l’ordinanza, il suo avvocato difensore Riccardo Giannuzzi presenterà ricorso davanti al Tribunale del Riesame.

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