di Claudio Tadicini

PINEROLO/LECCE – Svestita la divisa da poliziotto avrebbe indossato i panni dello stalker. Un insospettabile e tenace persecutore nei confronti di un barista divenuto improvvisamente suo “nemico”, perché “colpevole” di avere sollecitato un controllo amministrativo sull’attività della consorte, da cui era scaturita una salata sanzione da pagare.

Un “vicino scomodo” che, da quel momento, aveva iniziato a tormentare con continui danneggiamenti e minacce. Arrivando persino ad accusarlo falsamente di pedofilia, mettendolo alla berlina su un manifesto affisso sui muri della scuola del paese.

In manette è finito il 31enne Massimiliano Conte, leccese (sebbene nato a Monza) ma residente in Piemonte, agente in forza alla Polizia Stradale di Torino, arrestato martedì scorso dai suoi stessi colleghi ed accompagnato nel carcere di Alba con le accuse di minacce, danneggiamento, atti persecutori e diffamazione.

I fatti di cui è accusato l’agente salentino (come riportati nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Alberto Toppino, su richiesta del pubblico ministero Andrea Padalino) si sarebbero verificati da ottobre 2016 al marzo successivo a San Secondo di Pinerolo, piccolo centro in provincia del capoluogo piemontese, dove Conte risiede con la moglie.

All’origine di tutto vi sarebbero stati dei “cattivi rapporti di vicinato“, divenuti pessimi dopo che il proprietario del bar-tabacchi, nell’ottobre scorso, denunciò agli organi competenti la “concorrenza sleale” del negozio adiacente – “Il Salento di Mery” – di proprietà della consorte dell’agente, anche lei salentina, che a suo dire vendeva cibo e bevande pur in assenza delle licenze necessarie.

Da quell’episodio, ritenuto probabilmente un “affronto”, Conte avrebbe iniziato nei mesi a seguire una serie di intimidazioni e rappresaglie nei confronti del commerciante vicino, arrivando a danneggiargli la serratura della saracinesca del bar con della colla ed a rompergli il display del distributore automatico di sigarette esterno. Non solo: in qualche occasione, infatti, pur essendo fuori servizio, avrebbe persino indossato la divisa per scendere in strada e multare gli automobilisti, che si erano fermati al bar del rivale. L’escalation avrebbe poi raggiunto il culmine nel marzo scorso, quando il poliziotto salentino avrebbe iniziato ad offendere pubblicamente su Facebook l’uomo, accusandolo di essere stato condannato per pedofilia ai danni della figlia. Replicando poi le false accuse anche su un manifesto dello stesso tenore, che affisse – come detto – sui muri della scuola in cui insegnava la moglie della vittima.

In alcuni messaggi WhatsApp inviati ad un amico, Conte avrebbe addirittura manifestato l’intenzione di sparare con una carabina agli pneumatici dell’auto della vittima e chiesto una consulenza circa l’utilizzo di una “carabina depotenziata per forare una gomma a 30 metri”. Oltre alle accuse per cui è finito in carcere, il poliziotto è indagato anche per ricettazione: nella sua abitazione, infatti, durante la perquisizione sono stati rinvenuti documenti d’identità e tessere sanitarie, provento di furti compiuti tra Torino ed il suo hinterland.