Il lavoro non è tutto uguale. La fatica di lavorare cambia a seconda dell’attività che si svolge. Lo sanno bene i lavoratori edili e, per la prima volta, anche grazie alle nostre battaglie, questo principio viene riconosciuto in sede legislativa: l’edilizia è un lavoro gravoso a cui dedicare interventi specifici. Lo comunica in una nota la segretaria generale Fillea Cgil Lecce, Simona Cancelli.

Ma ci si ferma qui, alle dichiarazioni di principio. Ancora una volta, infatti, dobbiamo constatare amaramente come alla politica degli annunci seguano atti e decreti che sanno più di beffa che di soluzione reale ai problemi del settore.

 

Ci riferiamo alla tanto propagandata “Ape sociale” che permetterebbe di andare in pensione anticipata rispetto ai tempi attualmente previsti, ma che, per il settore edile, rappresenta, nei fatti, una beffarda illusione. Requisiti di accesso del tutto incoerenti rispetto alle caratteristiche del lavoro edile, intoppi burocratici, scadenze dei termini imminenti: sono tutti aspetti che costringeranno lavoratori ultrasessantenni a continuare a salire sulle impalcature e rimandare il tempo della pensione, con inevitabile aumento dei rischi in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro.

 

I dati che registrano gli infortuni mortali in edilizia sono quanto mai allarmanti. Il settore delle costruzioni, oltre ad essere quello con più alto rischio di infortuni mortali, registra il triste primato dei lavoratori anziani morti sul lavoro. Nel 2016 quasi il 33% erano over 55 e oltre il 22% over 65. Un trend purtroppo in aumento sia come infortuni sia come morti di lavoratori over 55. Dal 2011 al 2015 si passa dall’ 11,90% al 17,81% per gli infortuni e da 23,92 % a quasi il 33% per le morti.

 

Da troppo tempo rivendichiamo per questi lavoratori il diritto di andare in pensione prima.

D’altro canto, solo poche ore fa, è stato autorevolmente ricordato dal papa che “è una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti”.

 

Parole che si adattano bene anche alle caratteristiche del mercato del lavoro edile in provincia di Lecce, dove cui oltre il 35% dei lavoratori impiegati nel settore dell’edilizia stabilmente sono over 50, dei quali oltre il 20% supera i 60 anni, a fronte di un modesto 9% di lavoratori con meno di 29 anni di età.

Dati che segnalano un pericoloso invecchiamento della popolazione edile in provincia di Lecce, con una conseguente difficoltà a mantenere il settore in linea con le innovazioni e i cambiamenti in atto. Ma che soprattutto confermano come il momento della pensione si sia progressivamente trasformato da un diritto meritato in un vero e proprio terno al lotto. Come nelle migliori tradizioni dei giochi a premio, infatti, il lavoratore deve tentare di accedere alla prestazione entro il 15 luglio e deve anche sperare che non si esauriscano le poche risorse messe a disposizione. Tutto questo non è più tollerabile in un paese civile come il nostro ed è per questo che su questa vertenza non abbasseremo la guardia fino a quando non avremo risposte adeguate.