MELENDUGNO (Lecce) – “I danni arrecati al territorio e i costi sociali ed economici per la costruzione del gasdotto TAP a Melendugno, crescono di giorno in giorno. Non siamo più disposti ad accettare queste imposizioni da chi sta trasformando la nostra Regione nella terra dei gasdotti non avendo minimamente a cuore le sorti dei pugliesi e di questa terra. Vogliamo risposte precise a domande altrettanto precise e nelle prossime settimane porteremo la voce della protesta del popolo salentino e pugliese dentro e fuori dal Consiglio regionale” lo dichiara il consigliere regionale M5S Antonio Trevisi componente della V Commissione Ambiente che da tempo sta portando avanti la battaglia contro TAP.

Il consigliere pentastellato ricorda come ad oggi siano stati espiantati circa 200 alberi d’ulivo nell’area di San Foca di Melendugno, per poi essere reimpiantati in loco. Gli ultimi 43 ulivi sono stati spostati proprio in questi giorni nella Masseria del Capitano, che si trova ad alcuni chilometri di distanza sulla strada per Calimera. Nella notte del 4 luglio si sono registrati nuovi scontri tra le forze di polizia e centinaia di attivisti, oltre ai cittadini, contrari al Tap, che cercavano di bloccare i mezzi diretti alla Masseria del Capitano, sito di stoccaggio degli alberi.

“Sarebbe importante sapere – dichiara Trevisi – quanto costa al contribuente italiano questo eccessivo uso notturno delle forze dell’Ordine? Quanti uomini e quali mezzi sono impegnati? Fino a quando dovranno essere impegnati? E che cosa succederà se le proteste dovessero continuare? Quali vincoli politici (e/o contratti) internazionali, e con chi, sono alla base della caparbia decisione dei ministeri competenti di andare avanti “contro” Sindaci e cittadini? Si possono stimare i danni alla stagione turistica? Senza contare i danni agli ulivi presenti negli otto chilometri, dove avverrà lo scavo di circa un metro, che avrebbero dovuto, nei piani, essere trasportati prima della stagione estiva dal momento che questi alberi soffrono se spostati durante la stagione più calda.”

“Sembra chiaro dunque – conclude – che la Trans Adriatic Pipeline non guarda in faccia nessuno e cerca di sfruttare ogni momento utile per portare avanti nel silenzio i lavori necessari per l’apertura del cantiere di un’opera che non serve alla Puglia e che comprometterà per sempre il nostro  territorio.”