TREPUZZI-NOVOLI (Lecce) – Fatture e documenti falsi per intascare i contributi destinati all’editoria? Con queste accuse il pubblico ministero Giovanni Gagliotta ha notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari a otto persone. I nomi sono noti nel panorama dell’informazione e, in attesa dei prossimi sviluppi d’indagine, si devono ritenere assolutamente innocenti. Le accuse vengono mosse ad Antonio Perrino, 60enne di Trepuzzi e Luigi Invidia, di 43, di Novoli, rispettivamente amministratore di fatto e legale rappresentante della progetto 3000 comunicazioni; Massimo Pompilio Maffei, 56 anni di Trepuzzi, amministratore e legale rappresentante della Publigrafic srl; Antonio Quarta, 47, di Lecce, legale rappresentante della Nibras Comunicazioni; Rodolfo Spagnolo, 60 anni, di Lecce, legale rappresentante dell’Associazione in Galleria; Antonio Romano, 50 anni, di Novoli e Vincenzo Perrino, 64, di Novoli.

L’indagine è stata condotta dagli uomini di pg della Guardia di Finanza e si è incentrata, in particolare, su un contributo di 476mila euro per l’anno 2010 per il settore dell’editoria e destinato ai due Perrino (fratelli tra loro), Quarta, Invidia, Spagnolo e Maffei. Il contributo sarebbe stato stoppato sulla scorta di un provvedimento di esclusione disposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri allertata dall’apertura di un’indagine. I sei indagati avrebbero tentato di mettere in pratica la truffa con un sistema tanto complesso quanto sofisticato costituito (secondo l’accusa) da un intrico di passaggi di componenti societarie fantasma, fatture per operazioni inesistenti e per concessioni pubblicitarie in modo tale da avvalorare il fiume di soldi che sarebbe dovuto finire alla Progetto 3000.

Nelle carte si fa riferimento anche ad un numero gonfiato di dipendenti e dichiarazioni di tirature e ricavi pubblicitari superiori a quelli reali. Le indagini si sono estese anche all’anno 2011 quando tre degli odierni indagati avrebbero cercato di dirottare sulla propria società il contributo statale previsto per l’editoria. L’avviso di conclusione non corrisponde ad un verdetto di colpevolezza anticipato. Gli indagati, difesi dagli avvocati Antonio Savoia, Anna Grazia Maraschio e Francesco Tobia Caputo, hanno ora venti giorni a propria disposizione per chiedere di essere interrogati o per produrre memorie difensive.

F.Oli.