PARABITA (Lecce) – Ergastolo e isolamento diurno per un anno per aver partecipato all’omicidio di Paola Rizzello e per aver ammazzato la figlioletta Angelica. Il fine pena mai è stato inflitto dai giudici della Corte d’assise al presunto assassino: Biagio Toma, 47 anni, di Parabita. La sentenza è stata emessa dopo una camera di consiglio durata circa tre ore. I giudici togati e popolari (Presidente Roberto Tanisi) hanno così accolto la richiesta del procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone al termine di una lunga istruttoria dibattimentale che ha vissuto un’appendice conclusiva con le controrepliche della Procura in mattinata. Il nerbo della discussione si è incentrato sulle dichiarazioni del collaboratore Luigi De Matteis (già condannato in primo e in secondo grado a 16 anni e 8 mesi). Le dichiarazioni dell’omicida reo confesso si devono ritenere attendibili, frutto di una ricostruzione dettagliata e suffragata da riscontri testimonianiali. E i giudici hanno contestato l’aggravante mafiosa per il duplice omicidio. Le brutali esecuzioni sarebbero maturati negli ambienti della malavita locale allora capeggiata da Luigi Giannelli.

La tragedia rappresenta negli annali della cronaca una delle pagine più buie nella storia della Sacra corona unita. Era il 20 marzo del 1991. Per strada imperversava la guerra di mala. I due sicari vennero assoldati dal capo clan Luigi Giannelli, (già condannato all’ergastolo) per uccidere la donna. Un ordine categorico, perentorio che non ammetteva repliche. Una sentenza di morte decretata per questioni private. De Matteis uccise a fucilate la giovane mamma di soli 27 anni in una casa di campagna. Ha pagato con la vita le sue conoscenze sulle attività del clan. I resti della donna sono stati recuperati a distanza di anni all’interno di una cisterna nel comune di Parabita, in località contrada “Tuli”. I retroscena sono stati svelati dallo stesso De Matteis. “L’abbiamo trovata sotto casa (riferendosi a Paola Rizzello ndr) e ci siamo avvicinati per farle provare dell’eroina. “Ho sparato un primo colpo al petto alla Rizzello che aveva la bambina in braccio. Solo dopo mi sono accorto che c’era una scarpina per terra e che il piede della bambina sanguinava. Piangeva”.

La presenza della piccola non sarebbe stata preventivata dai killer. “Ce lo dovevano dire che c’era anche la bambina. Ho pensato di lasciarla in un garage di Taviano, io la volevo abbandonare e ho detto a Toma che non avevo il coraggio”. Poi, però, quel sussulto di coscienza ha lasciato spazio ad un rigurgito di istinto e di violenza. “Siamo tornati indietro, Toma è entrato e ha preso la bambina mentre io sono rimasto in macchina. L’ha sbattuta vicino al muro prendendola per il piede. Poi mi ha detto che la bambina era morta”. Il sequel sul duplice omicidio è un’affannosa rincorsa alla disperata ricerca di un nascondiglio per liberarsi di quei corpi diventati troppo ingombranti. “Abbiamo buttato la madre in un pozzo e poi abbiamo messo il cadavere della bimba in un sacco. La sera stessa, il solo Toma è tornato e ha bruciato i due cadaveri con gli ori rubati alla Rizzello”. Poi il racconto sulla fossa scavata per dare una sepoltura a quel corpicino: “La mattina dopo, ci siamo spostati in un’altra località di campagna e dopo aver scavato una buca abbiamo seppellito il corpo della bambina. Sopra abbiamo messo un masso”.

Il processo contro Toma si è avvalso anche delle dichiarazioni fornite dal pentito di Parabitta Massimo Donadei. Il collaboratore di giustizia ha raccontato in aula che i due imputati avrebbero dovuto ammazzare solo la madre della piccola per dimostrare con un’azione di fuoco di poter far parte dell’organizzazione. L’omicidio della bambina, a dire del pentito, non era stato preventivato. I giudici hanno anche disposto una provvisionale di 50mila euro per ciascuna delle parti civili: la sorella della Rizzello, Marilena con l’avvocato Leonardo Marseglia; un’altra sorella, Nadia e il fratello, Gerardo, con l’avvocato Giancarlo Zompì; Maria Antonia Sabato, in veste di nonna della piccola e madre della Rizzello con l’avvocato Serena Tempesta; Alessandro Pirtoli, figlio della Rizzello e fratello della piccola con l’avvocato Emanuela Pispico;  Non appena verranno depositate le motivazioni, l’avvocato difensore dell’imputato, il legale Walter Zappatore, presenterà ricorso in Appello.

F.Oli.

 

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