LECCE – Da poche settimane è attiva presso il reparto di Cardiochirurgia e malattie vascolari di “Città di Lecce Hospital”, sulla via per Monteroni, una “Sala Ibrida”, la prima in Puglia. Lo comunica in una nota l’associzione di volontariato Salute Salento.

Si tratta di una sala operatoria dotata di tecnologie molto avanzate che consente di effettuare, nello stesso ambiente, interventi di chirurgia cardiaca e vascolare tradizionali, ma anche tecniche interventistiche cardiologiche ed endovascolari. E’ dotata di un angiografo, collegato a un braccio robotizzato, che produce immagini anche tridimensionali.

La clinica “Città di Lecce” si conferma così come Centro di eccellenza a livello nazionale in cardiochirurgia e cardiologia interventistica (ai primi posti in Italia).

«In sostanza – spiega il dr. Renato Gregorini, responsabile della Cardiochirurgia della clinica convenzionata “Città di Lecce”, intervistato da Salute Salento – la  “sala operatoria  ibrida” è  dotata di tutte le tecnologie e di tutti i materiali presenti in una sala di emodinamica e in una sala operatoria di cardiochirurgia  tradizionale».

Con quali vantaggi dr. Gregorini?

«Intanto un vantaggio concettuale molto importante: la “Sala ibrida” obbliga a lavorare a stretto contatto di gomito diverse professionalità, come il cardiochirurgo, il cardiologo interventista di emodinamica, il chirurgo vascolare e l’endovascolare, l’anestesista e il radiologo interventista. Lavorare in team significa discutere collegialmente il caso e ritagliare quindi sul singolo paziente la procedura più consona per il paziente stesso. La sala ibrida consente di eseguire il trattamento scelto, sia esso open che endovascolare,  nello stesso ambiente.  E questo è molto importante».

Chi sono i candidati per i quali è indicata la sala ibrida? Quelli a più elevata complessità?

«E’chiaro che il paziente a più elevata complessità è quello che più si può giovare dell’approccio ibrido. Ma non è automatico. La decisione ibrida viene ritagliata sul singolo paziente e discussa insieme ai vari professionisti che devono intervenire. La novità è che non sono tanto le diverse patologie prestabilite che si possono giovare di un approccio ibrido, ma è sulla complessità  del paziente stesso e della sua patologia  che noi ritagliamo l’approccio ibrido. E questa è la vera  novità ».

Ci sono delle procedure che la Sala Ibrida consente di affrontare con maggiore sicurezza rispetto alla sala operatoria tradizionale?

«Certo. Per esempio l’impianto per via percutanea della valvola aortica, attraverso un catetere, la cosiddetta Tavi. Ma anche la rivascolarizzazione miocardica chirurgica e percutanea, il debranching aortico chirurgico con concomitante impianto di protesi endovascolare ed il trattamento di ogni tipo di vasculopatia di interesse chirurgico ed endovascolare».

Nella clinica Città di Lecce si effettua già la Tavi, per pazienti inoperabili?

«Certamente, sì. Anche se per ciò che riguarda la Tavi vi è ancora oggi un problema irrisolto e cioè che il rimborso del Servizio sanitario nazionale non è congruo al costo della valvola e dei materiali.  Quindi ogni amministratore, pubblico o privato, deve fare i conti con questo dato di fatto. Comunque a tutt’oggi da linee guida, la Tavi può essere impiantata nei pazienti inoperabili e nei pazienti a rischio chirurgico molto elevato. Nei pazienti che rientrano in queste categorie e che possono migliorare la loro speranza e qualità di vita, la TAVI è sicuramente la strada da seguire».

 

 

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