La Commissione Ue insiste: l’Italia non sta attuando le misure anti-Xylella. È il motivo dell’aggravarsi della procedura d’infrazione Ue, per cui oggi è stata inviato a Roma un parere motivato in quanto “le autorità stanno fallendo nel fermare il progredire del dannoso” batterio killer degli ulivi. Le misure includevano l’eradicazione delle piante infette subito dopo la prima conferma della presenza della Xylella, ma dopo la comunicazione dei nuovi focolai “la tempistica comunicata dall’Italia è stata inefficace per assicurare l’immediata rimozione degli alberi infetti come richiesto dalla legislazione Ue”. Ora l’Italia ha due mesi di tempo per adeguarsi o rischia il deferimento alla Corte Ue.

“Il parere motivato annunciato oggi nel Comitato Permanente dei Servizi fitosanitari europei con il quale la Commissione comunica il suo intento di andare avanti con la procedura di infrazione contro l’Italia è da attribuirsi al fatto di non essere intervenuti tempestivamente, così come esplicitamente richiesto dalla legislazione UE, per abbattere le piante infette.” Lo comunicano in una nota congiunta l’assessore Leo di Gioia e il direttore di dipartimento Gianluca Nardone.

“Le procedure di abbattimento hanno però trovato ostacoli sia per motivi tecnici e sia motivi giuridici; due aspetti che è opportuno scindere. In particolare, gli aspetti giuridici sono i principali responsabili delle lungaggini. La normativa italiana (ma anche quella europea) non è adeguata a fronteggiare una emergenza quale quella che siamo vivendo in Puglia. Ne consegue che dal momento in cui si identifica un albero infetto a quando effettivamente può essere notificata un ordinanza al proprietario, spesso, si perdono settimane se non mesi. D’altra parte, contraddizioni nelle norme, ad esempio la necessità di un contraddittorio contro l’unicità dell’ispezione fitosanitaria, fanno sì che il contenzioso sia sempre dietro l’angolo. Non a caso, su 886 piante trovate infette nel monitoraggio 2016-17, l’abbattimento di ben 104 piante è bloccato da ricorsi al TAR.

Gli unici aspetti che possono essere imputati alla Regione Puglia sono quelli tecnici e riguardano l’intervento coatto da parte delle autorità allo scadere dei 20 giorni dalla notifica delle prescrizioni inviate ai proprietari del terreno. In realtà, il Dipartimento Agricoltura ha ritenuto di agire convincendo i proprietari ad intervenire in maniera autonoma così da consentire agli stessi la possibilità di essere ripagati del danno subito. L’intervento coatto avrebbe invece aggiunto una beffa al danno perché ai proprietari sarebbe stato presentato il conto dell’abbattimento insieme ad una multa e alla impossibilità di accedere a tutti i
finanziamenti regionali. Ad oggi, con questa strategia sono stati abbattuti 458 alberi sugli 886 rinvenuti infetti e ulteriori 170 piante saranno abbattute questa settimana. Ne restano quindi solo 240 (di cui 104, come detto, oggetto di ricorso) e risulta pertanto completato il 63% di quanto richiesto dalla normativa UE.

Nei due mesi che l’Italia avrà per adeguarsi, sicuramente gli aspetti tecnici saranno risolti. La prossima settimana ARIF ricomincerà il monitoraggio e nel contempo è stata delegata ad intervenire in maniera coatta sugli alberi non ancora abbattuti. In questo modo si chiuderà il ciclo delle attività avviate lo scorso anno grazie alle quali, è opportuno ricordarlo, la Regione Puglia ha individuato le nuove piante malate ma ha anche identificato oltre 150 mila ettari di territorio regionale ancora indenni. Allo stesso tempo si avvierà il nuovo ciclo di monitoraggio per offrire un nuovo quadro dello stato di diffusione della batteriosi.

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