di Gaetano Gorgoni

LECCE – “Lo abbiamo anticipato durante gli Stati Generali della Mobilità Sostenibile: andremo al Ministero del Trasporti a Roma per discutere della rimozione del filobus”. Carlo Salvemini è pronto per la battaglia finale contro i tanto vituperati pali di ferro e contro quell’opera che svuota solo le casse pubbliche. Anche in campagna elettorale lo aveva annunciato: ora si passa ai fatti. Il filobus dev’essere smontato. Prima delle elezioni, in un incontro al Tiziano con il presidente della Regione Puglia, il nuovo sindaco lo ribadì a chiare lettere:  Michele Emiliano spiegò che lui a Bari fece fuori subito quel “poco economico è antiestetico strumento di trasporto”. Oggi, Salvemini è alleato con Delli Noci, il suo vicesidaco, che in campagna elettorale proponeva un utilizzo diverso, all’interno di una mobilità che collegasse tutto l’hinterland. Ma i numeri diffusi in questi giorni hanno fatto cambiare idea anche a chi sperava in una riconversione dei percorsi.

Il sindaco mette nero su bianco i numeri di un mezzo inadatto alla città barocca. “Ribadiremo le ragioni d’interesse pubblico che motivano questa richiesta:
è stato progettata su previsioni di traffico passeggeri totalmente false (trasporta 650 passeggeri al giorno contro i 15.000 previsti);
non ha nessun collegamento con la rete ferroviaria;
non serve i comuni limitrofi;
comporta ogni anno oneri aggiuntivi rispetto al servizio bus pari a circa un milione di euro.
Su questi presupposti sono stati bruciati 23 milioni di euro di risorse pubbliche, di cui gran parte ministeriali.
Pende oltretutto l’ipotesi corruttiva – come da processo in corso – secondo la quale l’opera è stata pensata e voluta per dare vantaggio ad alcuni e non alla cittadinanza. Il 5 ottobre di tutto questo parleremo con il Ministro Del Rio: vogliamo togliere pali e fili al minor costo possibile per il Comune”.

L’esperimento è fallito: la città deve pensare a un’altra mobilità, magari quella dei mini-bus elettrici, poco invasivi e con corse molto più frequenti. A ottobre la resa dei conti, dopo anni a maledire un sistema di mobilità che non ha mai convinto e che è sbarcato quasi subito nelle aule dei tribunali. Sul rebus filobus sì, filobus no sono state fatte troppe campagne elettorali: i numeri sconfortanti ci dicono che è ora di darci un taglio.

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