Il film prodotto e diretto da Edoardo Winspeare, autore anche della sceneggiatura insieme ad Alessandro Valenti, è stato presentato alla 47° Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Orizzonti, proiettato in prima assoluta, il 2 settembre 2017, data in cui è uscito nelle sale cinematografiche. Ancora una volta il Salento ha un ruolo da protagonista, in quanto è sia la location geografica che psicologica del film, rispecchiando la realtà di un paese immaginario Disperata che rappresenta il degrado, la depressione e la semplicità di tanti paesini del profondo sud dimenticati da Dio, dove però le persone come dice il regista, non sono omologate ma autentiche. Ognuno insegue i propri sogni anche se utopistici, ci sono personaggi che sperano nel cambiamento, infatti c’è chi vuole la benedizione del Papa Francesco per la riuscita di una rapina, c’è chi da detenuto, sogna di diventare bidello, chi vuole costruire uno zoo, chi vuole diventare boss malavitoso, c’è il sindaco che si sente inadeguato al suo lavoro perché è una persona mite, malinconica, amante della poesia e della letteratura  che insieme all’insegnamento per i detenuti costituiscono le uniche ragioni di gioia e  di conforto per  un uomo che si sente solo ed incompreso. Il sindaco Filippo farà la conoscenza e stringerà un’insolita amicizia con due detenuti esattamente due fratelli Pati e Angiolino che sognavano di diventare grandi criminali e boss del Capo di Leuca, invece di fatto sono due delinquenti da poco e appartengono a quella tipologia di persone che il regista definisce in gergo salentino, cani de chiazza, spasulati, vale a dire due buoni a nulla, scansafatiche che passano il proprio tempo ad oziare nella piazza del paese. Tuttavia imparano ad allargare i loro orizzonti e ad avere nuove prospettive, apprendendo le arti della poesia e della letteratura trasmesse loro proprio da Filippo, diventano persone migliori con un animo più nobile, si redimono, apprezzando la bellezza della vita e della natura, pensando al loro passato da banditi come ad un ricordo sbiadito. Filippo vede nel ritorno della foca monaca, specie in estinzione, il riscatto e la rivincita della natura che si ribella agli abusi edilizi e al turismo selvaggio, grazie a questo e all’amicizia con i due fratelli, trova la forza di combattere opponendosi ad alcuni membri del Consiglio Comunale portando avanti le proprie idee anche se apparentemente folli per rendere “la vita in Comune”, intesa sia come ambiente politico ma soprattutto comunitario, da qui il titolo del film, migliore. I personaggi pur essendo stati creati nella sceneggiatura sono figli del paesino, Depressa, di cui Disperata è la trasposizione fiabesca e in cui vive Winspeare che è un profondo osservatore della realtà e cultore della nostra terra. Nel film vediamo Filippo che entra in contatto con la realtà carceraria, offrendo una possibilità di riscatto sociale attraverso la cultura, cosa che anche lo stesso regista ha realmente fatto, realizzando progetti cinematografici nel carcere minorile di Lecce che egli ritiene un buon carcere per quanto buono possa essere un luogo simile, in quanto viene offerta ai detenuti la possibilità di riabilitarsi facendo diverse attività formative.

Questo film è da vedere perché inconsueto, diverso, anche innovativo, ed è un po’ una metafora fiabesca e poetica della vita.

Francesco Stomeo