Espulsione Di Piazza

Il mio amico Gavino ha scritto correttamente, in merito alla partita di Catania, che un risultato per 3 a 0 non si discute ma si valuta. Nel dopo partita abbiamo letto di tutto dalla “Notte da incubo” al “Così non va” dal “Sotto di un gol vi è stata per due volte l’occasione per il pari” ed infine, per ultimo l’ancora di salvezza per chi commenta: “Approccio sbagliato”.

Ecco, era da tanto tempo che questo sostantivo non veniva usato per cui, come in precedenti occasioni, mi trovo a dover consultare nuovamente il Devoto-Oli che mi specifica di come l’approccio sia un contatto voluto o subito oppure che rappresenti ogni mezzo che serva agli assedianti per avvicinarsi, al coperto, alle fortificazioni nemiche. In ogni caso, se la soluzione dei problemi è rappresentata da questo fantomatico sostantivo, c’è poco da discutere perché significa che non si è capito nulla. Il mio amico chiede un giudizio per la sua affermazione sulla perentorietà del 3 a 0 ed ecco che gli porgo, e lui lo sa perché spesso siamo sulla stessa linea, la mia ipotesi: questa squadra manca assolutamente di umiltà, non ha ancora il senso del collettivo e cincischia con il tentativo di giocate di qualità, che tra l’altro non sa fare, ed ha una presupponenza, ormai vizio atavico di cinque anni di Lega Pro che nessun tecnico o dirigente ha mai provato a togliere.

Potrebbe essere solo questo il problema? Non so se sia solo questo, ma mi sono scocciato a sentire sempre la stessa solfa con l’arbitro che non ci è stato favorevole, con le ammonizioni prese in quantità industriale (ad esempio il portiere Perucchini ha fatto 70 metri di campo per andare  beccarsi un cartellino giallo da un arbitro che), sentendo il soggetto, si sarebbe talmente impaurito da favorirci nel prosieguo della partita. Uhei, amici, noi siamo il Lecce, mica micio, micio, bau, bau!   È ovvio che un solo ammonito non sarebbe bastato ed allora, a dar man forte, ecco per solidarietà, anche Drudi e Cosenza che finiscono nel referto di Massimi, terrorizzato dalla loro dura protesta.

Amici, vogliamo ancora proseguire su questo tipo di valutazione? Bene si faccia pure ma poi non si venga a piagnucolare se anche quest’anno si potrà bucare l’obbiettivo. Il Lecce deve cambiare mentalità e modo di stare in campo perché i difensori spesso sono “disattenti” e piuttosto lenti, i centrocampisti si ostinano a fare passaggi fino alla perdita della palla e gli attaccanti, se non serviti a dovere, stentano a tradurre in gol le poche occasioni a disposizione. Eppure, basta guardare la classifica per rendersi conto che basta poco a cambiare registro ed inserirsi nel gruppo dei favoriti, dico gruppo e non la sola favorita.

Essere squadra significa anche essere umili, se il caso, operai, darsi una mano nei momenti difficili e rispettare gli arbitri, senza incorrere nelle loro “ire”, tanto non cambiano quasi mai una decisione presa. Lasciamo perdere gli approcci, sbagliati o giusti, il Lecce deve portare avanti un progetto più  ambizioso delle altre squadre e deve esserne all’altezza. Il Rende, prossimo avversario, è una squadra ostica e combattiva, ma il Lecce ha i mezzi per domarla.

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