F.Oli.

LIDO MARINI (Lecce) – Si chiude con tre proscioglimenti e un rinvio a giudizio l’udienza preliminare a carico dei quattro imputati accusati di omicidio colposo per la morte di Antonia Negro, una 60enne originaria di Presicce, folgorata da una scarica elettrica mentre faceva la doccia il 4 agosto del 2014 nell’abitazione di Lido Marini. E’ quanto disposto dal gup Antonia Martalò. Il giudice ha disposto il non doversi procedere per il marito della vittima Michele Colella, 69 anni e per Vito e Andrea Cazzato, rispettivamente padre e figlio di 66 e 33 anni, titolari e gestori  della ditta “Cf Elettro Impianti”, tutti residenti a Presicce. L’unico rinvio a giudizio è stato disposto per Maurizio Potenza, 36enne di Casarano, titolare della ditta Idrotermica Potenza di Acquarica del Capo. Il processo si aprirà il prossimo 7 novembre davanti al giudice monocratico.

Le indagini per risalire alle cause e ai presunti responsabili della tragedia sono state condotte dai carabinieri della stazione di Ugento e dai colleghi del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Casarano. Gli investigatori si sono avvalsi anche degli esiti di una perizia eseguita dall’ingegnere Lelly Napoli e sulla scorta di una serie di interrogatori la Procura ha formalizzato le accuse agli odierni indagati. I due Cazzato non avrebbero rispettato le normative tecniche in relazione al rifacimento dell’impianto elettrico presso l’immobile della donna senza peraltro rilasciare apposita dichiarazione di conformità. provvedendo al rifacimento dell’impianto elettrico presso . Padre e figlio non avrebbero valutato l’inadeguatezza tecnica del circuito di messa a terra dell’appartamento. E proprio per il collegamento tra l’impianto elettrico di un secondo immobile e quello idraulico si sarebbe propagata la scossa letale sul box doccia posizionato nella veranda dell’abitazione di Antonia Negro.

L’accusa di omicidio colposo veniva contestata anche al marito della donna, Michele Colella. Secondo le indagini, l’uomo avrebbe collegato artigianalmente l’impianto elettrico con quello idraulico senza tenere conto della mancanza di un autonomo impianto di messa a terra. Il giudice ha così accolto la tesi difensiva degli avvocati Paolo Rizzo (per i due Cazzato) e Simona Ciardo (difensore del marito della vittima). I legali hanno dimostrato come l’impianto fosse a norma perchè la scossa elettrica sarebbe partita da un impianto idrico realizzato in un’altra abitazione per poi propagarsi nel rosone della doccia che risultava efficiente e funzionale. Dal punto di vista tecnico, l’impianto sarebbe stato realizzato a regola d’arte.

Subito dopo l’avviso di conclusione, con una perizia di parte, sarebbero emerse presunte responsabilità a carico di Potenza fino ad allora mai coinvolto nell’indagine. Sulla base di un supplemento d’indagine sarebbero stati gli interventi successivi eseguiti sull’impianto dell’abitazione adiacente. Da qui un nuovo avviso e una successiva richiesta di rinvio a giudizio con il nome di Potenza. Gli eredi della vittima si sono costituiti parte civile e hanno chiesto un risarcimento di 1 milione di euro.