LECCE – Il centrosinistra è paralizzato dopo la sentenza che mette in minoranza Salvemini: non si riesce ancora a capire quale sarà la composizione delle nuove Commissioni. La sentenza del TAR Lecce è immediatamente esecutiva: dunque, commissioni congelate e Consiglio comunale rimandato. Tutto è fermo. Ora la partita si gioca in 17 consiglieri del centrodestra contro i 14 del centrosinistra, proprio come aveva deciso il Ministero. Qualcuno spera nella sospensiva, ma i giudici amministrativi in giro per l’Italia hanno una linea comune. Il TAR Abruzzo, in concomitanza con il TAR Lecce, ha deciso un ricorso elettorale identico, correggendo  il verbale dell’Ufficio elettorale, negando in tal modo il premio di maggioranza al sindaco eletto al secondo turno, perché al primo turno le liste del candidato perdente al ballottaggio avevano già superato il 50% dei voti validi conseguendo 12.633 voti. Anche ad Avezzano, come a Lecce, l’Ufficio elettorale aveva disatteso la lettera della norma di riferimento (art. 73, decimo comma del TUEL) computando nel montante dei voti validi pure quelli ottenuti dai candidati sindaci al turno di ballottaggio.

L’orientamento consolidato della giurisprudenza amministrativa –si legge nella motivazione della sentenza- è nel senso che occorre aver riguardo ai risultati del primo turno e quindi alla maggioranza dei voti conseguiti dalle liste in quel turno.

La motivazione della decisione resa dal TAR Abruzzo –ha commentato l’Avv. Quinto, difensore dei consiglieri pretermessi nella vicenda elettorale del Comune di Lecce- si muove nella stessa logica del dispositivo emesso dal Tar di Lecce, che è poi la logica finora seguita dal Consiglio di Stato.

Il TAR de L’Aquila–evidenzia l’Avv. Quinto- richiama nella propria statuizione tutte le sentenze del Consiglio di Stato acquisite dal TAR Lecce nella discussione svoltasi l’11 ottobre, che dimostrano il granitico orientamento della giurisprudenza amministrativa sul punto controverso in giudizio.  In particolare, si legge nella sentenza del Tar Abruzzo, “l’equilibrio tra principio di rappresentatività e di governabilità è garantito dal legislatore ponendo dei limiti all’attribuzione del premio di maggioranza, che peraltro la Corte Costituzionale ha ritenuto pienamente legittimo”.

“In conclusione – si legge nella decisione- l’art. 73, comma 10 deve essere interpretato nel senso che il premio di maggioranza del 60% viene assegnato al candidato eletto sindaco al secondo turno, a condizione che nessun’altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato, nel turno medesimo  il 50% dei voti validi”. In buona sostanza il TAR ha riportato alla lettera la norma in discussione proprio per sottolineare come la sua interpretazione letterale non si presti ad equivoci.
L’avv. Quinto rileva infine che la circostanza che due TAR affrontando la medesima questione, riferita peraltro ad amministrazioni di diverso orientamento politico, abbiano ulteriormente convalidato l’interpretazione applicativa dell’art. 73, rende difficilmente ipotizzabile un diverso orientamento in sede di appello del Consiglio di Stato che dovrebbe innanzitutto smentire se stesso e confutare le decisioni dei giudici di primo grado che hanno fatto puntuale applicazione del granitico orientamento interpretativo dei giudici di Palazzo di Spada.

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