LECCE – La Corte d’appello di Lecce non fa sconti e conferma la condanna a 2 anni di reclusione (pena sospesa e non menzione) ai danni di Anna Maria Guacci, ginecologa di 61 anni, originaria di Nociglia ma residente a Lecce in servizio presso la Casa di Cura “Petrucciani”. Secondo l’accusa, la dottoressa avrebbe causato la morte di una donna leccese cinquantenne. A dare avvio alle indagini è stata una denuncia dei familiari della donna. La denuncia ha messo in moto le indagini. L’odissea inizia il 27 gennaio del 2009 quando la paziente viene sottoposta ad un’isteroscopia (esame di routine generalmente effettuato in day-hospital) per verificare la presenza di un piccolo polipo nell’utero. Non appena viene eseguito l’accertamento, la signora accusa forti dolori al basso ventre. Il personale medico azzarda l’ipotesi di un intervento chirurgico per accertare la natura di alcune raccolte liquide emerse con una Tac.

Dopo 36 ore dall’esame diagnostico, il medico opera d’urgenza la donna, effettuando la resezione di una parte dell´intestino. La ginecologa, nell’effettuare l’esame, avrebbe perforato l’utero e l’intestino tenue, causando una peritonite. Purtroppo, nonostante l’intervento, la situazione non sarebbe migliorata. Dopo cinque giorni la paziente viene trasferita presso l’ospedale “Cardinale Panico” di Tricase. Dopo una serie di complicanze morì il 27 ottobre. La Guacci, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe “omesso, per negligenza, di fornire alla paziente, il giorno successivo all’errato intervento, informazione puntuale e dettagliata sull’assoluta necessità di sottoporsi urgentemente a intervento chirurgico per scongiurare le conseguenze della peritonite causata dalla perforazione dell’utero”. Nel corso del processo di primo sono stati ascoltati diversi testimoni e difesa e accusa si sono “fronteggiate” a suon di perizie. L’imputata è assistita dall’avvocato Luigi Covella. I familiari della 50enne si sono costituiti parte civile con gli avvocati Luigi e Roberto Rella.

F.Oli.

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