LECCE – Sembra ormai inflazionato il termine “cultura”, e invece ha un potere enorme e costituisce fonte di guadagno per ciascuno, in particolare in una terra come quella salentina, nella quale ogni centimetro ha un valore culturale a sé. E di ciò che si è discusso e di molto altro, durante un incontro nel fatato Museo Faggiano di Lecce, insieme al leccese Mario De Marco, filosofo e storico.

Spaventa la mole di sapere che custodisce, parimenti tormenta, il fatto che non venga utilizzato e condiviso sia come humus per le future generazioni e sia anche come elemento di arricchimento per quelle attuali.

Conoscere i “Monumenti leccesi. Le iscrizioni latine”, questo il titolo di uno dei numerosi libri di De Marco, è indispensabile; in tal modo, infatti, si viene in contatto con la propria identità, con le proprie radici, ma non solo, è molto di più, parte del corredo cromosomico di ogni leccese, o salentino, pugliese e persino italiano, in quanto è storia, ed è quella storia che va studiata e raccontata.

Il libro in questione, è pubblicato da edizioni FormaMentis, con revisione e cura di Gaetanina Ferrante Gravilli. È un esempio eccellente di come l’oralità affinché non sia perduta sia diventata parola scritta, fiducioso Mario De Marco, ma non tanto, che il libro possa essere facilmente tramandato e conosciuto dai più. Non è così, probabilmente.

Chi conosce, ad esempio, la storia della Chiesa del Gesù, o Del Buon Consiglio? Sita in via Francesco Rubichi, sorse sull’area della Chiesa di S. Nicolò dei Greci tra il 1575-79 e fu consacrata il 26 settembre 1676, ecc. (p. 153), e il significato dell’iscrizione latina collocata sull’altare del transetto di sinistra, in alto?

Tante informazioni, molteplici i dettagli, avvincenti le scoperte: il tutto contenuto in tale preziosissimo libro, scritti in modo chiaro ed esaustivo.

Lecce trabocca di storia e di bellezza, appunto, per questo ammalia, peccato non conoscerle; eppure, imparare a farlo, ad amare la città, a tutelarla, affinché alcuni dei monumenti, delle chiese non siano semplicemente dei luoghi da ammirare o nella peggior delle ipotesi, di bivacco, c’è, esiste un modo per valorizzare una terra di cultura e farne non semplicemente un vanto, ma ricchezza. È sconcertante, a dire il vero, vedere ragazzi che consumano le loro bevande, o panini, abbandonando i rifiuti sugli scalini del Teatro Apollo. Destano seri interrogativi per tal tipi di comportamento.

Il libro “Monumenti leccesi. Le iscrizioni latine” è, inoltre, impreziosito dai disegni di Piero Pascali.

È opportuno essere al corrente che Mario De Marco abbia un valore inestimabile in qualità di possessore della storia leccese, rappresenti un faro che illumina questo presente intralciato alle volte da pratiche orripilanti, le quali ottundono spesso il fare politico.

Prendere coscienza si può e si deve, risuona come un imperativo categorico: la storia di Lecce e del Salento va conosciuta nelle profondità, insegnata, amata proprio come si è dispiegata negli anni, l’intensa attività letteraria di Mario De Marco, in qualità, inoltre, di giornalista, di pubblicista, di critico d’arte e letterario.

 

Alessandra Peluso

 

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